INCONTRANDOCI: intervista de “Il Nuovo Braidese” a Maurizio Marello

27 Febbraio 2009

Sono le nove del mattino e sto per incontrare uno dei candidati a sindaco della città di Alba: Maurizio Marello, professionista albese di 42 anni, con una bellissima famiglia e addirittura quattro figli.
Avvocato Marello sono qui per conto de “Il braidese” che, da mesi , dedica una riflessione storica e politica sulla Prima Repubblica, attraverso la voce dei tanti che, da varie parti politiche, ne sono stati protagonisti.
Vorremmo conoscere anche il Suo punto di vista poiché sappiamo che Lei – seppur ancora giovane – ha iniziato a far politica in quel periodo.
Ci vuole raccontare questa prima parte della Sua storia politica?
Per la verità ho iniziato a fare politica già nella “seconda Repubblica” e più precisamente nel 1999 quando sono stato eletto per la prima volta nel Consiglio Comunale Albese. Prima ero esclusivamente impegnato nel sociale: nell’associazionismo cattolico, in particolare nelle ACLI.
Non ho mai condiviso fino in fondo la divisione tra prima e seconda repubblica prendendo come discrimine il ’92-’93, ovvero gli anni di tangentopoli. Personalmente credo che l’Italia abbia conosciuto, dal punto di vista politico, due altri distinti periodi: il primo che va dal 1946 agli anni settanta, che definirei la stagione dei valori, degli ideali ed anche delle ideologie. La politica aveva le sue magagne ma la classe dirigente era di un certo livello e si era formata alle scuole dei grandi partiti di massa. Poi c’è una seconda stagione iniziata negli anni ’80 e che non si è ancora conclusa: quella della caduta delle ideologie (ma poco alla volta anche degli ideali), quella della partitocrazia e della fine dei partiti intese come organizzazioni democratiche fondate su valori comuni e come luogo di formazione della classe dirigente, quella della personalizzazione della politica e dell’affermarsi dello strapotere dei mezzi di comunicazione.

Da ragazzo come vedeva la politica e cosa cercava nella politica?
Vedevo uno strumento indispensabile per la crescita umana e sociale di ciascuno. Cercavo il luogo in cui perseguire il bene comune, la dignità della persona umana e l’eguaglianza sociale.
Come è approdato dalle fila della Democrazia Cristiana al Partito Democratico?
Non ho mai militato nella Democrazia Cristiana. Ho iniziato a seguire la politica negli anni del liceo (i primi anni ottanta). La mia collocazione ideale era da quelle parti, la DC non era più quella di Moro e manifestava già ampiamente la crisi dei valori che sarebbe esplosa di li a pochi anni. La mia prima militanza è stata nel Partito Popolare e poi nella Margherita dove il PPI era confluito. La mia provenienza è quindi quella del cattolicesimo sociale e democratico.

Lei quindi rivendica di non essere un estremista di sinistra, come qualcuno ha cercato di dipingerla, ma uomo di centro, misurato, pacato e riflessivo seppur, al momento giusto, risoluto?
Credo sia un po’ difficile dipingermi come un estremista. Una cosa però la voglio precisare. Per me la “moderazione” è uno stile, un metodo, quello appunto dell’ascolto, del dialogo e dei toni decisi ma mai urlati. Non è “moderatismo” inteso come “debolezza di idee” e poca radicalità di valori.

Il partito democratico lo vorrebbe come una grande alleanza fra forze popolari moderate? O cos’altro ?
La domanda cade in un momento molto delicato per il PD anche sotto il profilo dell’identità. Io l’ho sempre immaginato come una nuova grande forza riformista che ha le sue radici nei valori condivisi della nostra Costituzione e che è capace di rappresentare le “nuove masse” del nostro tempo, che sono ben diverse da quelle di una volta e molto più variegate. Sicuramente in questo senso penso ad un partito popolare, fortemente radicato tra la gente e nei territori.

Come vede oggi il Paese e l’attuale crisi economica?
Un sano realismo mi fa dire che siamo solo all’inizio. Questa è, a parer mio, la crisi strutturale di un sistema economico. Una cosa simile a ciò che è accaduto nel ’89 ai modelli socialisti dell’est. Ci vorrà del tempo ed i governi dovranno destinare risorse per tutelare le categorie più deboli ed esposte (pensiamo ai posti di lavoro che si perderanno), ma anche per iniziare un “nuovo corso” verso un modello socio-economico nuovo e più giusto (come ci ricorda spesso il Presidente della Repubblica)

Nei giorni scorsi la Corte dei Conti all’inaugurazione dell’anno giudiziario ha, ancora una volta sottolineato che il grande problema di questo Paese, che impedisce o rende ancora più difficile la ripresa economica, è la corruzione nella politica. Da dove partire per tentare di sconfiggerla o almeno arginarla?
Dalle persone. Servono le regole, i controlli, ma da soli non bastano. A tutti i livelli va costruita una nuova classe dirigente e non solo in politica (penso anche alle imprese e più in generale all’economia). Per fare questo occorre fare appello alla buona volontà ed alla partecipazione attiva alla vità politica della donne e degli uomini onesti e competenti, dei “liberi e forti” per dirla con Don Sturzo.

“Libera Chiesa in libero Stato!” cento cinquant’anni fa Camillo Benso Conte di Cavour lo ripeteva sul letto di morte. Dopo la tristissima vicenda di Eluana reputa necessario ricordare a tutti questo principio?
La Chiesa ha diritto di dire la Sua nell’esercizio del Magistero, senza pretendere di imporre alla collettività tutta i propri valori.  Le persone, specialmente quelle che più soffrono, hanno diritto al rispetto. Lo Stato ha il dovere di affrontare la delicata questione del confine tra vita e morte (e del testamento biologico) con una legislazione ispirata al valore della vita (che è un valore prima di tutto laico) ed al rispetto della dignità umana.

Le lascio un po’ di spazio per spiegarci perché, fra quattro mesi circa, i cittadini dovrebbero sceglierLa come nuovo Sindaco di Alba.
Credo che dopo dieci anni di governo del centro-destra con Rossetto finisce un ciclo e se ne può aprire un altro all’insegna del cambiamento, dell’alternanza e del rinnovo generazionale.
Alla professione di avvocato ho accompagnato da sempre l’impegno sociale e da dieci anni quello politico come Consigliere Comunale, lavorando per dare delle risposte concrete ai problemi della gente.
La “gavetta” di questi anni mi ha consentito di maturare un bagaglio di conoscenze della città e di competenze che, con la mia candidatura, provo a mettere al servizio dei cittàdini in una veste nuova.
La città ha molte questioni irrisolte da affrontare, prima fra tutte quella del Nuovo Piano Regolatore, della viabilità, dei trasporti. Ci sono molte questioni sul tavolo: dai temi sociali e quelli ambientali, dalle politiche familiari a quelle culturali e giovanili; dal turismo all’economia ed alla capacità di “fare territorio” con Langa, Roero e con la città di Bra (con cui condivide la scommessa del nuovo ospedale) ed il braidese.
Alba ha bisogno di ritornare alla “buona amministrazione” e di affrontare con trasparenza e fiducia le sfide del futuro.

M.A.

Pubblicato sul “Il Nuovo Braidese” di questa settimana.


Da cattolico scommetto sul PD

25 Febbraio 2009

di MARIA GRAZIA OLIVERO

Piemontese. Dello “strappo” di Walter Veltroni e del futuro del Pd parliamo con il deputato piemontese, vicepresidente della Commissione lavoro, Luigi Bobba.

Partito del Nord: «Serve un coordinamento del Nord che raccolga le energie di un’area economica e sociale originale e dal carattere autonomo, un coordinamento che abbia la possibilità di scegliere i partecipanti alla competizione elettorale».

Cinquant’anni, in politica dal 1974, deputato dal 2001, già esponente del Partito popolare e poi della Margherita, vicesegretario nazionale del Pd dalla nascita nel 2007 e ora vicesegretario reggente con le dimissioni di Walter Veltroni del 17 febbraio. Dario Franceschini è da sabato e fino al congresso fissato per ottobre il nuovo leader del Partito democratico. Di “strappo” di Veltroni e futuro del Pd parliamo con il deputato piemontese, vicepresidente della Commissione lavoro, Luigi Bobba.

Uno “schiaffo” salutare al Pd, quello di Veltroni?
«Non ho condiviso la scelta di Veltroni di abbandonare la nave in un momento difficile, quando l’immagine e il profilo del Partito democratico sono legati alla sua leadership e i risultati non premiano l’azione politica. Occorreva maggior determinazione a proseguire l’esperimento intrapreso, quello di un Pd proiettato sul futuro. L’assemblea di sabato 21, nonostante la delusione registrata dai media e l’emergere del partito delle “primarie subito”, ha peraltro fornito una risposta immediata per preparare gli imminenti appuntamenti elettorali».

Come deve muoversi ora il Partito democratico?
«A mio avviso occorre tenere a mente quattro aspetti: 1. il discorso di Franceschini ha sottolineato che occorre abbandonare il “nuovismo”, risultato inefficace rispetto alla durezza dei problemi del Paese: ad esempio, il Governo ombra non ha caratterizzato a sufficienza l’opposizione; 2. occorre inoltre puntare alla convergenza dei territori. Finora il Pd è stato romanocentrico in quanto a dirigenza e Governo ombra, mentre la sfida con la Lega nord va giocata dando forza a quanti intendono competere a partire dal territorio; 3. l’alleanza con Di Pietro ci ha dimostrato di avere spesso di fronte un competitore e un avversario: dobbiamo invece guardare verso l’Udc e i ceti moderati, per creare opzioni alternative a forme di Governo populiste, che utilizzano le istituzioni e svuotano il Parlamento delle sue prerogative; 4. è opportuno concentrare le energie sulla crisi sociale ed economica che ogni giorno di più tocca l’economia reale: il rischio è che l’Italia, sottovalutando il problema, paghi un prezzo molto elevato. Queste sono le sfide della nuova segreteria, che assume responsabilità in un momento molto difficile. Nell’appuntamento congressuale di ottobre valuteremose le quattro indicazioni saranno state recepite».

Che cosa s’intende per “partito del Nord”?
«Serve un coordinamento del Nord che raccolga le energie di un’area economica e sociale originale e dal carattere autonomo, un coordinamento che abbia la possibilità di rivendicare la scelta di quanti partecipano alla competizione, persone in grado di misurarsi con il consenso dei territori. Il rafforzamento territoriale è una risorsa per il Pd, atta a evitare la deriva romano-centrica, che rischia di perdere di vista i bisogni del Paese».

La difficile convivenza tra Margherita e Diesse è stata all’origine dello “strappo”?
«Avrei preferito non subire lo choc, ma è vero che questo ha creato obblighi per tutti ad assumere responsabilità. La formazione politica di Dario Franceschini è una novità per il Pd e anche una scommessa. Vedremo se la scelta potrà costituire un passo avanti».

Da cattolico lei aveva scommesso sulla nascita del Partito democratico. Oggi che cosa pensa?
«La scommessa è tuttora in corso. Sono importanti i caratteri che dovrà assumere il partito: nazionale, con profilo europeo (vedo con favore la nascita dei Democratici europei); plurale, sulle scelte etiche; innovativo, cioè in grado di produrre proposte chiare».

Maria Grazia Olivero


OBAMA: fuori dalla crisi con fiducia e speranza.

25 Febbraio 2009

Nel suo primo discorso al Congresso Barack Obama non nasconde la gravità della crisi economica ma al contempo si mostra fiducioso: “Ricostruiremo, ci riprenderemo e gli Stati Uniti d’America ne usciranno più forti che mai”. “Ciò che viene richiesto ora al Paese – dice il presidente americano – è che ci stringiamo insieme, affrontiamo apertamente le sfide che abbiamo di fronte e ci assumiamo ancora una volta la responsabilità del futuro”. E tutto l’intervento è volto a ridare ottimismo a un Paese sull’orlo della depressione, in cui la fiducia è al minimo storico e in cui dalle aziende continuano ad arrivare richieste di aiuto pubblico.

Nel giorno in cui il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke traccia un quadro fosco della situazione, Obama ammette che l’economia americana sta attraversando un momento di grande difficoltà ma al tempo stesso assicura che si salverà, perché “non sarà il peso della crisi a determinare il destino di una Nazione come gli Stati Uniti”. E ancora: “La nostra economia può anche essere indebolita e la nostra fiducia compromessa dai tempi difficili e incerti che stiamo vivendo ma stanotte voglio che ogni americano sappia che ci riprenderemo e riusciremo a ricostruire un’America più forte di prima”.

Il capo della Casa Bianca sottolinea che le risposte alla situazione attuale non sono al di là della portata, ma possono essere trovate “nei laboratori e nelle università, nei nostri campi e nelle nostre fabbriche, nell’immaginazione dei nostri imprenditori e nell’orgoglio dei nostri lavoratori, i migliori del mondo”. “Queste qualità – prosegue Obama – hanno fatto dell’America la più grande forza di progresso e prosperità nella storia umana. Ora il paese deve unire le forze e affrontare le sfide, ancora una volta assumersi le responsabilità del proprio futuro”.

Il discorso per Obama è l’occasione per ribadire la filosofia del piano di stimolo da 787 miliardi di dollari e delle riforme promesse in campagna elettorale in vista della presentazione del budget giovedì prossimo: “Gli americani sanno che ci affidiamo pericolosamente alla dipendenza dal petrolio straniero, che bisogna abbassare i costi della salute per le famiglie e le imprese; che una riforma della scuola è necessaria per far competere tutti gli studenti nel 21esimo secolo”, rimarca il presidente davanti al Congresso.

Da Repubblica 25 febbraio 2009


PD. Dario Franceschini è il nuovo segretario: “AVANTI SENZA PAURA”.

23 Febbraio 2009

Pubblico alcuni passi del discorso dei Dario Franceschini di Sabato scorso all’Assemblea del Partito Democratico che lo ha eletto segretario.

Un discorso con dei tratti intimi: la riflessione sui titoli dei giornali, i dialoghi con Veltroni. “In questi giorni ho letto di tutto su di me, e i miei amici mi hanno chiesto di fare un discorso che susciti calore ed emozione. Invece serve franchezza, serve guardarci negli occhi per capire i nostri limiti e ribadire l’orgoglio delle cose fatte. Ma dobbiamo rimboccarci le maniche tutti insieme.”

L’omaggio a Veltroni. “Walter ci ha detto una cosa generosa e ha fatto una cosa rara quando ha detto “non ce l’ho fatta, me ne vado”. Voglio dirvi cosa gli ho detto in privato: “Non è vero, senza di te non ci sarebbero state né le primarie né il PD, staremmo ancora a parlare di FED, soggetti politici, pasticci, alleanze vecchie tutti contro uno, impossibilitate a governare”. Poi passa a parlare dei limiti: “il più forte è stata la nostra polemica, la qualità del governo era annullata dalle polemiche. Ed in campagna elettorale è sembrato che andassimo a una rottura con l’Ulivo e con Prodi. Non è così, il PD è il figlio dell’Ulivo. Romano Prodi ha pagato ingiustamente per un giudizio che non merita, ha governato in situazioni difficili, facendo cose straordinarie”.

Non tornare indietro. “Non abbiate paura”, non ci sarà risultato elettorale per quanto negativo o scontro tra dirigenti per quanto feroce che “ci possano fare rinunciare all’idea che il nostro futuro è solo un futuro comune”. Franceschini ammette le difficoltà che il PD dovrà affrontare nei prossimi mesi: “’Non posso – dice – nascondere la crisi in cui siamo, ma abbiamo costruito non solo un contenitore ma una nuova appartenenza ed è questa che crea dolore, delusioni perché è dettata dal sentimento di essere in una casa nuova, in una casa comune”.

Senza padrini, né protettori. “Mi hanno chiesto di fare il segretario, non il reggente, e io so che è un compito terribile perché la situazione richiederebbe una soluzione forte, più autorevole. Io sono consapevole della fragilità del modo in cui avviene l’elezione”. Lo dice Dario Franceschini annunciando la sua segreteria come una segreteria di “servizio”. “Non li ho chiesti e non ho fatto patti- dice- non avrò né padrini né protettori”. Dario Franceschini spiega di aver accettato di candidarsi a segretario del Pd come un mandato di servizio assicurando di non avere mire personali per il futuro, e che quindi a ottobre terminerà il suo lavoro. “Io non l’ho chiesto – ha spiegato – volevo rifiutare. Ma poi sarebbe sembrata una fuga. Interpreto questo ruolo come servizio, sara’ come un compito difficilissimo”. Spiega che si occuperàdi gestire questa delicata fase “per affrontare le europee e garantire poi lo svolgimento del congresso”. Ribadisce “io non l’ho chiesto, non ho fatto patti, non ho padrini, nè protettori. Non sono qui per preparare il mio destino personale – garantisce – il mio lavoro finisce ad ottobre”. Franceschini ha annunciato che convocherà al più presto la direzione per stabilire le nuove regole”. Se verrà eletto segretario oggi, inoltre, azzererà il governo ombra e il coordinamento nazionale. Lo ha ribadito davanti all’Assemblea Costituente: “Se mi eleggerete ricominceremo da lunedì. Azzererò il coordinamento, il governo ombra, non la direzione che è stata eletta”. “Metterò in piedi nuove forme di collegialità con aperture al territorio, ai sindaci, ai segretari regionali”. Ma, ha avvertito, “non farò trattative con nessuno, sceglierò io. Sceglierò io e chi batte le mani adesso non venga domani a chiedere di nominare qualcuno. Sentirò gli uomini del partito ma senza coinvolgerle nella gestione del partito”.

Collocazione europea. “Lavoreremo per costruire un luogo comune di socialisti e non socialisti, non entreremo nel Pse ma non potremo mai stare in un luogo in cui non ci siano i socialisti europei. Non fosse altro perché qui stiamo nello stesso partito”. Nel suo intervento Franceschini parla anche del nodo irrisolto della collocazione europea. “Lavoreremo- aggiunge – per costruire in Europa un luogo in cui stiano insieme tutti i riformismi, quelli socialisti e i non socialisti. I tempi in Italia li abbiamo determinati noi. A quelli europei possiamo solo concorrere”.

Laicità. Parli pure la Chiesa a difesa dei suoi valori, ma “per tutti noi è inviolabile il principio sacro della laicità dello Stato”. Dario Franceschini incassa l’applauso dei delegati affrontando di petto i temi bioetici: perchè nel Pd si registrano differenze “ancora così profonde” semplicemente perché sono “temi straordinariamente nuovi. Temi così nuovi- dice il candidato a segretario- su cui siamo impreparati. Ma la coscienza di un laico e un cattolico non si fanno le stesse domande, non provano le stesse paure e le stesse speranze?”. Ecco, bisogna “andarsi incontro, in un lavoro comune, dobbiamo dialogare”. Franceschini non glissa sul testamento biologico, prende una posizione chiara lanciando una domanda: “E’ accettabile pensare di votare una norma come quella imposta dalla destra che impone l’alimentazione artificiale a una persona anche contro la sua volontà?”. Certo, conclude, “io rispetterò e difenderò chi nel partito non se la sente di condividere questa scelta, ma “mai dimenticando che per tutti noi è inviolabile il principio sacro della laicità dello Stato”.

Sindacati. Nel suo intervento Franceschini si rivolge anche ai leader sindacali e ai lavoratori. ”Noi siamo dalla parte dei lavoratori e quello che serve è un unico grande sindacato unitario”, afferma. Poi, rivolgendosi direttamente ai leader sindacali chiede di evitare che si ripeta quanto accaduto recentemente con un sindacato che è andato in piazza diviso: ”Evitateci questo dolore”.


Kenya, LIBERATE le due suore italiane

19 Febbraio 2009

È durato tre mesi esatti il rapimento di Caterina Giraudo e Maria Teresa Oliviero, le due missionarie al movimento contemplativo “De Foucault”, liberate oggi in Somalia. Rapite nel novembre scorso dalla loro “casa” di El-Wak, piccolo villaggio all’estremo nord est del Kenya, quasi a cavallo dei confini somali, suor Caterina, nota a tutti come Rinuccia e suor Maria Teresa, entrambe della provincia di Cuneo, sono state prelevate da un gruppo di uomini armati e subito trasferite oltre confine, in territorio somalo, a Bar Dheera. Un sequestro mai rivendicato e dalle motivazioni oscure, per il quale viene immediatamente chiesta ai media riservatezza e cautela. Il lungo lavoro diplomatico per la liberazione inizia subito.

L’ambasciatore d’Italia a Nairobi opera in raccordo con il Nunzio Apostolico in Kenya. Il centro della fraternità di El-Wak attiva canali di contatto tramite i clan degli anziani delle tribù locali i quali assicurano che faranno il possibile. Contemporaneamente polizia ed esercito del Kenya danno il via a massicce operazioni a cavallo del confine somalo. Cinque giorni dopo il rapimento giungono le prime notizie. Josephat Maingi, funzionario della provincia del nord-est del Kenya dichiara che, grazie anche all’aiuto degli anziani, è stata individuata la località – 100 Km dal confine, in territorio somalo – dove le suore sono tenute nascoste, e che le religiose stanno bene. Il 17 novembre, il ministro degli Esteri Franco Frattini esclude interventi militari che possano «mettere a rischio» la vita della religiose. Dieci giorni dopo, fonti diplomatiche vaticane confermano che suor Caterina e suor Maria Teresa «sono vive e stanno bene in salute».

E il 19 dicembre il titolare della Farnesina annuncia, per l’inizio del 2009, una missione in Kenya dell’ex sottosegretario agli Esteri Margherita Boniver. Il 4 gennaio sono i familiari delle missionarie a lanciare un appello per la liberazione, mentre il 20 gennaio Margherita Boniver si dice certa che «presto saranno liberate». Poi ancora quasi un mese di angoscioso silenzio: ieri la liberazione in Somalia; oggi l’arrivo a Nairobi e l’annuncio della loro liberazione. «Sono nella nostra ambasciata di Nairobi e stanno bene», ha detto il premier Silvio Berlusconi che ha espresso «soddisfazione» per la loro liberazione. «Grandissima gioia» è stata espressa dal Vaticano: «erano mesi che pregavamo per loro», ha detto il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi.

Messaggi di congratulazioni sono arrivati d’altra parte da tutto il mondo politico. In primo luogo dal ministro degli Esteri Frattini: «La bella notizia di oggi è il frutto dell’ impegno corale e coordinato di tutti gli apparati dello Stato, che, con la guida della Presidenza del Consiglio ed il ruolo di primo piano dell’ Unità di Crisi della Farnesina, hanno operato con impeccabile professionalità, ed ai quali va la mia gratitudine più sincera». Felice anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno: «Apprendo con grande soddisfazione la notizia della liberazione di Suor Maria Teresa Olivero e Suor Caterina Giraudo. Ringrazio il Ministero degli Esteri e quanti hanno reso possibile il felice esito della trattativa. Alle due religiose il nostro grazie per la loro testimonianza di coraggio e di dedizione al prossimo senza distinzione di cultura o religione». E infine Mercedes Bresso: «È un grande sollievo avere avuto la notizia della liberazione delle due religiose del Movimento Contemplativo Missionario Padre de Foucauld di Cuneo. Ringraziamo tutti coloro che hanno reso possibile l’esito felice di questa vicenda».

Da “Lastampa” 19.02.09


“Multe selvagge”

13 Febbraio 2009

E’ di qualche settimana fa la notizia che 83 amministrazioni comunali del nord italia avevano truccato i semafori ed attraverso i controlli elettronici arricchivano i loro bilanci alle spese dei poveri malcapitati automobilisti. Insomma una vera e propria truffa.
Da noi, per fortuna, non si arriva a tanto, ma in queste settimane ho notato un particolare accanimento nei controlli delle soste a pagamento.
Intanto occorre evidenziare come ormai quasi tutto il centro storico di Alba e buona parte delle zone esterne all’anello della circonvallazione sia caratterizzato da parcheggi a pagamento. Così come occorre sottolineare che in talune zone “sensibili”, vedi le soste vicine all’Ospedale la tariffa sia ormai prossima all’euro all’ora e francamente non mi pare giusto nei confronti di chi, per motivi comunque legati alla salute propria, di parenti o amici è costretto ad approssimarsi al nosocomio con l’autovettura.
La cosa che più mi colpisce è constatare il rigore con cui gli addetti al controllo “marcano” i cittadini che vengono sonoramente puniti anche solo per una sosta prolungata di qualche minuto rispetto a quanto pagato.
Tutto ciò non mi sembra ispirato da ragioni di ordine pubblico o di buon senso, ma da motivi di cassa.
I cittadini devono poter scegliere: è la stessa giurisprudenza a dire che, a tal fine, occorre preservare parcheggi liberi, magari anche con disco orario. In secondo luogo pensiamo a chi lavora e non può permettersi di pagare 10 o più euro al giorno per posteggiare l’autovettura.
Il rigore va preteso se si è in grado di offrire il servizio (ad esempio parcheggi esterni al centro con servizio pubblico di navette). Altrimenti diventa profondamente ingiusto e la gente ha buone ragioni per lamentarsi.

Maurizio Marello


Il Sindaco di Alba si decide ad Alba.

11 Febbraio 2009

di Antonio Degiacomi

Un articolo di Repubblica (cronaca piemontese) comparso in data 11.2.2009 ipotizza che i Moderati, raggruppamento di amministratori provenienti da Forza Italia e da altre formazioni che sostiene a livello regionale la Giunta Bresso, chiederebbe di poter indicare il candidato sindaco per l’intero centrosinistra a Chieri, città d’origine del coordinatore dei Moderati stessi, o ad Alba, nella persona di Olindo Cervella.
Nell’articolo si sostengono, inoltre, tutta una serie di gravi inesattezze: la candidatura Marello sarebbe stata voluta dalla componente ex-Ds del Pd albese, questo fatto avrebbe spaccato il Pd a livello locale, a Torino molti vorrebbero che Marello facesse un passo indietro, compresa Mercedes Bresso. Peraltro il giornalista non ha interpellato né il candidato Marello né la reggenza del Pd, affidandosi ad indiscrezioni raccolte a Torino.
Va ricordato che il Pd e le liste civiche Alba città per vivere e Alba attiva e solidale, in grande armonia, come dimostrato da cinque anni di opposizione unitaria condotta in Comune nel gruppo Federati per Alba, hanno cercato fin dal luglio 2008 di promuovere primarie aperte di coalizione. Di fronte al rifiuto di Olindo Cervella e di altri potenziali candidati a partecipare a questo percorso, è stato indicato quale candidato Sindaco l’avvocato Maurizio Marello. All’interno del coordinamento Pd, che è composto per un terzo da nuovi aderenti, per un terzo di ex-Margherita e per un terzo di ex-Ds, la decisione è stata presa all’unanimità (senza alcun voto contrario).
La candidatura di Maurizio Marello ha dalla sua, oltre alla stima professionale, l’età (42 anni), la militanza nel volontariato (ACLI), l’esperienza in Consiglio comunale (dieci anni di opposizione con la Margherita e poi con il Pd dentro i Federati per Alba), la stima personale che raccoglie anche in ambienti moderati e di centrodestra.
Hanno sottoscritto finora la candidatura di Maurizio Marello duemilacento elettori.
Olindo Cervella, fin dall’ottobre 2008 e ancora in recenti interviste, si è presentato come candidato indipendente in alternativa sia a Marello che a Castellengo e si riserva l’alleanza all’eventuale ballottaggio con l’uno o con l’altro.
Il giornale attribuisce al consigliere regionale Mariano Rabino il sostegno all’ipotesi della candidatura di Olindo Cervella. In effetti il consigliere Rabino ha sostenuto questa tesi nel dibattito dello scorso autunno, nel quale è prevalsa altra impostazione. Non pare credibile che sostenga oggi un’altra candidatura rispetto a quella individuata dal proprio partito e dalla coalizione di centro-sinistra che lavora unitariamente ad Alba da cinque anni.
Non è mai pervenuta ad Alba alcuna richiesta in merito alle candidature locali da parte dei livelli regionali del Pd e tanto meno della Presidente Bresso; anzi il segretario regionale del PD Gianfranco Morgando riconosce la valenza della candidatura di Marello e la validità del percorso in cui è maturata.
E’ ovvio comunque che la candidatura ed il Sindaco di Alba si decide ad Alba e la scelta è già stata effettuata. Ora non resta che lavorare unitariamente e con l’impegno e l’apporto di tutti.

Antonio Degiacomi


Avanti tutta! (con l’apporto di tutti).

11 Febbraio 2009

Sono tornato da poco dalla riunione del Direttivo cittadino del Partito Democratico.

Registro voglia di fare e di impegnarsi per cambiare le rotte della politica dell nostra città.

Alba ha bisogno di trasparenza, di pulizia, di efficienza amministrativa, di buon governo.

La voglia di fare è emersa con chiarezza, così come la scorsa settimana, il 4 febbraio, oltre 70 cittadini avevano espresso, in una riunione molto partecipata, la volontà di darsi da fare per costruire un futuro nuovo per la nostra città.

Ci attendono quattro mesi di duro impegno, ma siamo sostenuti dalla fiducia che tanti  stanno riponendo nella nostra coalizione e nel desiderio di dare una nuova amministrazione ad Alba.

Lavorereremo in queste settimane sul programma e sulle liste per dare ai cittadini tutti una scelta credibile di governo della nostra città.
Chiediamo l’aiuto e la disponibilità di tutte le persone di buona volontà.

Maurizio Marello


Il Vescovo: “A quando la stella gialla?”

10 Febbraio 2009

Pubblico integralmente le interessanti e “provocatorie”  riflessioni del nostro Vescovo, Mons. Sebastiano Dho- apparse oggi su Gazzetta d’Alba –  in merito ai recenti provvedimenti governativi  del c.d. “pacchetto sicurezza”.
 

La domanda non pare affatto retorica ma terribilmente attuale, pienamente giustificata da una serie progressiva e impressionante di interventi, non semplicemente opinioni – sia pure preoccupanti – ma norme legislative in vigore o in procinto di divenirlo prossimamente, se non modificate a motivo del giusto sdegno provocato.

Ci riferiamo, per limitarci ai casi più eclatanti, ad alcuni provvedimenti pervicacemente voluti e approvati dalla maggioranza di governo e presentati come parte necessaria del «pacchetto sicurezza».

Prima le impronte ai bambini rom, ostinatamente volute con chiara sottesa mentalità discriminatoria a livello di innocenti, contro ogni elementare senso di umanità, poi la tassa – spropositata a dir poco – per il rinnovo del permesso di soggiorno, quasi questo fosse un lusso o grazia ad arbitrio del satrapo di turno, poi ancora l’autorizzazione generale delle “ronde” (già sperimentate in terra padana) che non possono non evocare, per chi conosce la storia, altre squadre del genere, sia pure con camicia di colore diverso.

Infine la più grave, la recentissima modifica – in peggio addirittura, il che è tutto detto! – della legge Bossi-Fini, comportante la possibilità, in pratica l’invito, ai medici del pronto soccorso a denunciare – vera delazione di Stato – i clandestini che ricorrono alle loro cure. A questo proposito mesi fa alcuni Comuni, sempre della Padania, avevano preceduto in questa impostazione aberrante, fornendo ai loro cittadini un numero verde con un caldo invito alla delazione, denunciando gli immigrati veri o presunti irregolari, alla faccia di ogni etica, non diciamo cristiana ma anche umana. A questo punto viene quasi naturalmente da chiedersi: che ci manca ancora? Quale la prossima mossa? La stella gialla con relativi campi?

Fortunatamente questa volta qualcuno si è mosso o si sta muovendo in maniera meno debole del solito e si fa sentire anche a voce alta. Primo tra tutti l’ambiente medico – non solo quello dei cattolici – che ha dichiarato in larghissima maggioranza la più radicale contrarietà a tradire la propria dignità professionale, che da Ippocrate in poi (che era un pagano ma un uomo innanzitutto) esige di curare il malato chiunque egli sia, pronti a esercitare se necessario l’obiezione di coscienza, riconosciuta o meno.

Anche il mondo ecclesiale (finalmente!) a diversi livelli sembra reagire, anche se ancora a voce piuttosto bassa. Così il quotidiano cattolico Avvenire (6 febbraio, pagina 11) sintetizza i giudizi e gli atteggiamenti espressi da molte parti, in casa nostra e non solo: «Un vulnus a un diritto fondamentale. Un boomerang per la salute di tutti, italiani compresi. Un incentivo per gli ambulatori etnici clandestini. Una norma inutile, dannosa, persecutoria, razzista». Non è il caso di aggiungere altro se non due piccole considerazioni.

Giustamente proprio in questi giorni la Chiesa intesa nel senso più completo e vero del termine, pastori e fedeli laici, si è mobilitata come non mai (forse dall’ormai lontana campagna contro l’aborto non si verificava un impegno così forte e generale) per la difesa della vita umana, vedi il caso Eluana e il rischio reale dell’introduzione surrettizia dell’eutanasia. Ora è bene ricordare che i grandi valori – la dignità della persona, la vita, la salute, la famiglia per citare solo i maggiori, a ragione detti «non negoziabili» – sono tali a patto di essere indivisibili, per cui una vera difesa va sempre fatta per tutti insieme e per tutte le persone senza distinzione. In caso contrario, oltre alla ingiustizia di fondo, ne va di mezzo pure la nostra credibilità nella loro difesa.

Strettamente collegata alla prima considerazione ritorna il solito, inquietante, interrogativo già espresso altre volte e che continua a rimanere senza una risposta accettabile: come è possibile che molti cristiani – almeno quelli che si dicono tali e ci tengono pure a esibire questa qualità – sostengano in maniera determinante forze politiche che a chiare lettere non solo professano, ma si gloriano di propugnare e attuare come programma di governo teorie razziste e xenofobe, chiaramente in contrasto con i princìpi evangelici? Come mai questa tematica, salvo rare eccezioni, esula quasi del tutto dalle nostre catechesi e incontri pastorali e chi si azzarda timidamente ad accennarla, chiunque egli sia, anche pastore, è tacciato di «fare politica»? Dio non voglia che anche noi non ci carichiamo di gravi responsabilità che ci saranno rinfacciate, ma allora sarà tardi, come sta avvenendo per eventi ormai passati. La storia, impietosa, difficilmente perdona.

+Sebastiano Dho,
vescovo di Alba

Da Gazzetta d’Alba del 10.02.09


LA REPLICA

10 Febbraio 2009

Maurizio Marello: «Hanno tirato per la giacca
Giulio Tremonti per fare campagna elettorale»

di M.G.O.

«Roboanti dichiarazioni del Sindaco e dell’Assessore alle finanze», così definisce Maurizio Marello, candidato per il centro-sinistra, le parole pronunciate sabato 31 – in occasione della visita del ministro dell’economia Giulio Tremonti – da Giuseppe Rossetto e Carlo Castellengo, suo avversario nella corsa al Comune.

Perché Marello se la prende tanto?

«Il patrimonio monetizzabile non è affatto triplicato, com’è stato detto, ma si è ridotto, essendo stati ceduti numerosi “gioielli di famiglia”», spiega il Consigliere. «In realtà, il patrimonio è rappresentato da tutte le immobilizzazioni fatte a qualsiasi titolo dal Comune. Quindi, sono considerate tali le rotonde, i marciapiedi, le asfaltature, i campi sportivi, gli impianti, beni che non hanno un valore commerciale. Affermare che il patrimonio è triplicato in dieci anni, non è corretto: anzi le riserve di beni monetizzabili si sono consumate e ridotte. Sono state cedute le ex carceri, l’ex liceo scientifico, il diritto di superficie sul terreno del villaggio turistico a San Cassiano e nel sottosuolo di piazza San Paolo ed è in corso la vendita dell’edificio di via Manzoni. Si può piuttosto dire che ogni albese ha un pezzo di rotonda in più e un pezzo di patrimonio in meno».

L’istituzione usata per propaganda.

Prosegue Marello: «Tremonti è stato tirato per la giacca per mettere in luce Castellengo e lanciarlo nella campagna elettorale. I miracoli non li fa nessuno. A fronte di una situazione economica in regola va detto che sono mancati interventi sulla viabilità, l’urbanizzazione, la manutenzione, la regimazione delle acque. La prossima Amministrazione si troverà di fronte – tanto per citare – il tema inaffrontato del traffico e la necessità di aiutare i meno abbienti a superare la crisi, argomenti sui quali si è glissato, a dispetto dei dati di bilancio».

Le imposte.

Ancora Marello: «In dieci anni le entrate tributarie sono complessivamente aumentate per l’incremento della base impositiva, non delle aliquote: ma la pressione tributaria nel 2005 era a 570 euro pro capite, nel 2007 a 603. Il “merito” è dei cittadini e dell’economia albese e del lavoro di recupero degli uffici comunali. L’unica entrata che dipende da scelte politiche, quella dei rifiuti, è lievitata mediamente del 35%, con punte del 50-60 per le attività commerciali».

Da Gazzetta d’Alba del 10.02.09