Napolitano “Vorrei visitare la città di Alba”

11 ottobre 2011

(da La Stampa di lunedì 10 ottobre 2011 di Mario Bosonetto)

Il desiderio espresso dal Capo dello Stato al sindaco Marello in un incontro in prefettura

«Compatibilmente con gli impegni che mi aspettano, mi piacerebbe prima della fine del mandato visitare la città di Alba»: lo ha detto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al sindaco di Alba Maurizio Marello, durante il breve incontro – in forma privata – sabato mattina in prefettura, a Cuneo, durante il quale Marello ha consegnato al Capo dello Stato il tartufo celebrativo dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Lo ha riferito lo stesso primo cittadino, spiegando: «È stato un lungo colloquio. Abbiamo parlato di Alba, della nostra terra. E il Presidente ha espresso il desidero di visitarle».

Nei giorni scorsi si era anche sfiorato l’«incidente diplomatico». Da tempo, infatti, ad Alba era stata programmata l’inaugurazione della Fiera internazionale del tartufo bianco, alle 17,30 di venerdì 7 ottobre, con la presenza del ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo. Soltanto due settimane fa, invece, era stato fissato nella stessa data e con un orario quasi esattamente sovrapposto, l’arrivo del Presidente della Repubblica a Cuneo.

La città di Alba si era anche offerta di «fare un passo indietro» e di rimandare l’inaugurazione, non senza qualche strascico polemico. Anche perché l’invito all’incontro con il Presidente della Repubblica era esteso a tutti i 250 sindaci della Granda, molti dei quali avevano in un primo tempo programmato la presenza all’inaugurazionedella Fiera.

A risolvere la situazione sarebbe stato lo stesso Napolitano. Lo staff del Quirinale ha suggerito infatti all’Amministrazione comunale albese di confermare l’inaugurazione nei modi e nei tempi previsti, per «evitare ritardi che potessero rendere meno efficace un’iniziativa di promozione del territorio». E chissà che nel desiderio espresso da Napolitano di visitare Alba in un prossimo futuro non abbia contato anche l’apprezzamento di quella disponibilità a «fare un passo indietro».


Consegnato il tartufo d’Alba al Presidente della Repubblica

8 ottobre 2011

Questa mattina il Sindaco di Alba Maurizio Marello è stato ricevuto a Cuneo in Prefettura dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al quale ha consegnato il Tartufo d’Alba in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia.

(foto di Antonio Di Gennaro Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica)


Alba: la Costituzione porta in piazza Risorgimento 150 ragazzi

25 giugno 2011

Ieri, venerdì 24 giugno, 150 ragazzi si sono ritrovati in piazza Risorgimento ad Alba per concludere insieme la giornata dedicata alla Costituzione organizzata dagli animatori di “Estate Ragazzi”.

Il Sindaco di Alba ha consegnato ad ogni partecipante una copia della Costituzione Italiana ed ha ringraziato tutti per l’impegno speso con entusiasmo a favore della conoscenza dei principi fondamentali che guidano il nostro Paese.

estate ragazzi 2011

estate ragazzi 2011


Letture sulla Costituzione

18 maggio 2011

 

Due incontri ad Alba con l’on. Fausto Bertinotti e mons. Sebastiano Dho

L’Amministrazione comunale di Alba ha scelto di unire il tema delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia con quello della valorizzazione e della difesa della Costituzione repubblicana.

Intorno a questo binomio si sono già svolte numerose iniziative.

Ora viene promosso un breve ciclo di incontri dal titolo “Letture sulla Costituzione”. Due personalità diverse per formazione ideale e per esperienza di vita presentano il loro punto di vista sulla nostra Carta fondamentale.

Inizia giovedì 26 maggio l’ex Presidente della camera dei deputati on. Fausto Bertinotti, autore del recente volume Chi comanda qui? Come e perché si è smarrito il ruolo della Costituzione (edizioni Mondadori).

Nel secondo incontro, giovedì 16 giugno, parlerà il vescovo emerito di Alba mons Sebastiano Dho, sempre molto sensibile ai temi della convivenza civile.

Le “Letture sulla Costituzione” avranno come sede la sala convegni del Palazzo mostre e congressi di piazza Medford. L’orario degli incontri è fissato alle ore 18.

 


Alba ed i 150 anni dell’unità d’Italia

3 maggio 2011

 

Al Teatro Sociale “Giorgio Busca” vanno in scena gli eroi normali che fecero l’Italia.

Aldo Cazzullo porta ad Alba il recital “Viva l’Italia” tratto dal suo libro sulla storia del Paese:

Giovedì 12 maggio 2011  – ore 21 –   sala storica M.Torta Morolin del teatro.

Ingresso libero.  (Per informazioni: Teatro sociale “G. Busca” di Alba  – Tel. 0173 35189 oppure 0173 292470 / 471 – fax 0173 363326 – teatro.sociale@comune.alba.cn.it – www.comune.alba.cn.it)

Lo spettacolo – organizzato dal Comune di Alba, Ufficio Presidenza del Consiglio comunale, Assessorato alla Cultura, ed inserito all’interno dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia – è  prodotto dalla Fondazione Atlantide Teatro Stabile di Verona; l’ideazione è dello stesso autore del libro, Aldo Cazzullo, che sarà presente ad Alba (sua città natale) con interventi e letture: «È uno spettacolo molto particolare – afferma l’autore – che punta a ricreare gli scenari e gli ambienti di 150 anni fa. Per questo si è lavorato su scenografie e musiche dal vivo dell’epoca per far viaggiare il pubblico indietro nel tempo». A leggere brani del libro saranno gli attori Paolo Valerio, Michele Ghionna e Marianna Dal Collo, il tutto accompagnato dal pianoforte di Sabrina Reale, mentre sullo sfondo passerann o immagini e documenti video a cura di Roberto Guglielmi. «Abbiamo scelto di proiettare le immagini dei dipinti di artisti veneti come Mantegna, Tiziano, Veronese o Bellini per citarne solo alcuni –  prosegue l’autore – Tutte opere che ci rendono orgogliosi di essere italiani. Che piaccia o no, lo spettacolo lancia un messaggio forte in cui alla fine più o meno tutti si riconoscono: gli italiani sono legati all’Italia molto più di quanto siano capaci di riconoscere». E nel salto indietro nel tempo che ci propone Aldo Cazzullo ecco comparire personaggi noti, ma anche storie di uomini e di donne che sono morti urlando il nome del proprio Paese anche quando non era ancora stato fissato realmente nei confini. “Viva l’Italia”, non è solo più un motto scherzoso: in questa frase Aldo Cazzullo vuole puntare dritto al nostro cuore per ricordarci che dobbiamo essere, in ogni istante della nostra vita, orgogliosi di essere italiani

Aldo Cazzullo (Alba 1966), dopo quindici anni al «La Stampa», dal 2003 è inviato del «Corriere della Sera». Oltre alle vicende italiane, ha seguito le elezioni di Bush, Obama, Erdogan, Zapatero e Sarkozy, le Olimpiadi di Atene e Pechino e i Mondiali di calcio in Giappone e Germania. Da Mondadori ha pubblicato: I ragazzi di via Po (1997), I ragazzi che volevano fare la rivoluzione (1998), Il caso Sofri (2004), Testamento di un anticomunista (2000, con Edgardo Sogno), Il mistero di Torino (2004, con Vittorio Messori), I grandi vecchi (2006, premio Estense 2006), Outlet Italia (2007) e L’Italia de noantri (2009). 


25 aprile 2011 – 66° Anniversario della Liberazione

20 aprile 2011

 

Cari Cittadini, 

nella circostanza in cui celebriamo i 150 anni della nostra unità nazionale, vogliamo ricordare anche la Resistenza, che tra i suoi meriti ebbe quelli di riunificare il Paese lacerato dalle vicende belliche, di riavviarlo verso gli obiettivi che già erano stati propri del nostro Risorgimento – la libertà, l’indipendenza e la democrazia – e di aprirlo ad una feconda dimensione di collaborazione con le altre nazioni d’Europa.

Le bandiere che sventolano in tutta la città ci rammentino sempre le donne e gli uomini che con il loro sacrificio costruirono, 150 anni fa, e ricostruirono, tra il 1943 e il 1945, l’Italia.

Invito i cittadini e particolarmente i giovani a partecipare numerosi alle manifestazioni in programma.

Maurizio Marello

 

PROGRAMMA DELLE MANIFESTAZIONI CITTADINE

Mercoledì 13 aprile, alle ore 9:30, al Teatro sociale di Alba: “Seguendo il sentiero dei nidi di ragno” spettacolo teatrale a cura dell’Associazione culturale Arno Klein con interventi degli allievi delle scuole medie albesi “Vida – Pertini” e “Macrino”.

Giovedì 21 aprile, alle ore 17, nella sala della Resistenza del Palazzo comunale di Alba: “Islafran storia di una formazione partigiana internazionale nelle Langhe”. Relazione del Prof. Ezio Zubbini. Testimonianze dei partigiani Piero Fagiolo Lanza e Roger Jaquet, presidente dell’Amicale des anciens déportés et maquisards français en Italie di Antibes.

Sabato 23 aprile, alle ore 10, nella Tenuta di Fontanafredda, letture partigiane nel Bosco dei pensieri  a cura di un gruppo composito di attori, autori, cantautori, sindaci e “amici resistenti”.

Lunedì 25 aprile, alle ore 11, a Valdivilla: raduno partigiano e  commemorazione.

Alle ore 20, ad Alba: fiaccolata della Memoria con partenza all’altezza dell’ex caserma di Corso Piave.

Alle ore 21:30 al Teatro Sociale di Alba: concerto di Gianmaria Testa con la partecipazione del clarinettista Gabriele Mirabassi e Nicola Negrini al contrabbasso. Durante la serata si svolgerà anche la cerimonia di consegna del premio “Comandante Paolo Farinetti”.

Le manifestazioni sono organizzate con la collaborazione dell’associazione Colle dalla Resistenza e dell’A.N.P.I. di Alba.

- “I partigiani vanno a Treiso dal ’56.  Ogni 25 Aprile fanno una processione al pilone che ricorda i Fratelli Ambrogio assassinati dai fascisti nel ’44.

Da nove anni a questa parte, per iniziativa del Comandante Paolo, a Treiso, dopo la processione, c’è un concerto nella palestra della scuola. Non ci sono discorsi commemorativi, non parlano le “autorità”, la gente riempie la palestra in silenzio e ascolta. Qualcuno arriva da lontano. Molti sono giovani come i Fratelli Ambrogio e gli altri partigiani nel ’44.

Ogni volta, prima del concerto, mi dico che cantare è poco, che ci vorrebbe un segno più forte, almeno un grido, per questi tempi di resistenza nuova. 

Ogni volta mi dico che il concerto è solo un pretesto.  Conta la presenza.  E il rifiuto di dimenticare.”  Gianmaria Testa  -

Questo è quanto scriveva Gianmaria Testa un anno fa, nel 2010. Ed è vero che andare a Treiso, al Pilone dei Fratelli Ambrogio in regione Canta e poi alla palestra Comunale per un concerto/happening di anno in anno più affollato sotto i cestini del basket, era diventata una bella e sentita tradizione. Ma per il 2011, 150° dell’Unità d’Italia e primo anno del concorso intitolato al comandante Paolo Farinetti che de i 25 aprile a Treiso era stato da sempre l’animatore, si è deciso di cambiare e di trasferire l’intera manifestazione nella Città di ALBA, Medaglia d’oro per la Resistenza.

Festeggiare il 25 aprile anche nel giorno di Pasquetta, significa assumersi la responsabilità che l’eredità dei Partigiani è nostra e che dobbiamo portarla avanti, rinnovandola di anno in anno. Una resistenza fatta di parole e azioni, di coscienza civica e di presenza nella vita pubblica delle nostre città, del nostro Paese. Come si è detto tante volte, il 25 aprile ha tagliato in due, con forza, un prima e un dopo nella Storia Italiana, perché proprio grazie all’azione dei Partigiani l’Italia ha saputo riacquistare in extremis una sua dignità e noi oggi siamo quel che siamo, nel bene e nel male, cittadini di uno stato democratico con una costituzione da difendere.

Il gruppo locale dell’A.N.P.I. è un’associazione vivace, ci sono persone capaci e tenaci. C’è da ben sperare, l’eredità non andrà persa.

Confidiamo dunque che la tradizione dell’andare a Treiso, in collina, possa continuare con l’identica passione anche ad ALBA, nella città dei “23 giorni”, quella che ha dato i natali a Beppe Fenoglio.

IL PROGRAMMA DELLA SERATA

La FIACCOLATA si svolgerà per le vie del centro cittadino. La partenza sarà alle ore 20 in corso Piave all’altezza dell’ex Caserma di C.so Piave (ora Media Macrino) dove ci sono varie lapidi dedicate a Caduti Partigiani per proseguire insieme verso il Monumento alla Resistenza collocato davanti all’Ex Casa Fenoglio, in piazza Rossetti. Dopo la Fiaccolata, ritrovo alle 21.30 al TEATRO SOCIALE per il “solito” concerto di Gianmaria Testa. Quest’anno l’appuntamento sarà particolarmente ricco, perché oltre a Gianmaria, ci sarà sul palco il grande clarinettista Gabriele Mirabassi, non nuovo alle sue partecipazioni partigiane, e Nicola negrini, al contrabbasso. Marco Revelli, presidente della Giuria del Premio Comandante Paolo Farinetti e figlio di Nuto, avrà il compito di intercalare con alcune letture in tema il concerto.

Il Concerto di Gianmaria Testa e Gabriele Mirabassi è ad ingresso gratuito (fino ad esaurimento dei posti disponibili).

Durante la serata si svolgerà inoltre la cerimonia di premiazione del bando di Concorso intitolato a Paolo Farinetti (Prima edizione) rivolto a opere scientifiche, cinematografiche, teatrali dedicate al tema della Resistenza nelle Langhe e nel Piemonte. Il Premio, voluto dalla famiglia Farinetti, è promosso dall’A.N.P.I. – sezione di Alba, dall’Istituto Storico della Resistenza di Cuneo e dal Comune di Alba, città medaglia d’oro al valor militare. Il premio vuole essere di stimolo a studenti e giovani studiosi a misurarsi con il patrimonio di esperienze e di valori che personalità come il comandante Paolo ci hanno lasciato, con tutti gli strumenti della moderna ricerca e comunicazione. La Giuria giudicatrice è presieduta da Marco revelli che sarà presente alla serata.

Per informazioni:

Teatro Sociale di Alba, tel. 0173 35189

A.N.P.I. Ing. Enzo Demaria tel. 0173 440028 – Renato Vai tel. 0173 442083

Produzioni Fuorivia, tel. 0173 366549 – info@produzionifuorivia.it

 

 


150 anni Unità d’Italia alla Scuola Umberto Sacco di Alba

10 aprile 2011

Giovedì 7 aprile 2011 si è tenuta una bellissima rievocazione storica presso la Scuola Elementare Umberto Sacco di Alba in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Ecco alcuni momenti:

7 aprile 2011 scuola Umberto Sacco Alba (foto Bruna Bonino)

7 aprile 2011 scuola Umberto Sacco Alba (foto Bruna Bonino)

7 aprile 2011 scuola Umberto Sacco Alba (foto Bruna Bonino)


17 marzo: Consiglio comunale in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia

23 marzo 2011

Interventi dei Capigruppo Consiglieri Comunali di maggioranza e della vice presidente del Consiglio durante il Consiglio Comunale in seduta solenne e aperta in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia:

Marta GIOVANNINI – vice presidente del Consiglio

Nel preparare  questo piccolo, breve intervento, avevo pensato inizialmente di citare Cavour che ha fatto l’Italia o Einaudi che ne è stato il Presidente della Repubblica, poi ho pensato che sarebbe stato bello guardare al presente e ricordare questo giorno specialissimo attraverso le parole di un amico, un bravissimo giornalista albese divenuto una delle più importanti firme del ”Corriere della sera”: Aldo Cazzullo.

Essendo l’unica donna che oggi interviene ho scelto, fra le tante belle pagine del libro “Viva l’Italia” un passo in cui si parla delle donne nel Risorgimento: perchè anche le donne fecero il Risorgimento ma rimasero per lo più, e come spesso accade, sullo sfondo della storia.

Come ha scritto Nadia Maria Filippini, il Risorgimento  fu prima di tutto “processo di consapevolezza e di identità nazionale, mobilitazione delle coscienze, rinascita morale e civile”; e il ruolo delle donne fu fondamentale nel costruire l’identità nazionale attraverso l’educazione, il cambiamento, dei sentimenti e dei costumi, l’azione sotterranea di ogni giorno che come una goccia cinese cambia il corso delle cose.

Lo Stato e la società nati dal Risorgimento non seppero capire il cambiamento delle italiane. Non compresero la manifestaziione del 21 otttobre 1866, quando nella piazza San Marco che festeggia il ricongiungimento di Venezia all’Italia le donne venete sfilano co il fazzoletto bianco a esprimere “l’amarezza e l’umiliazione” per la loro esclusione “da tutto ciò che si attiene al governo della cosa pubblica”, come scrivono in un messaggio al re. E il re, che ama le donne ma non le vede in politica, non accoglie il “Suffragio delle donne dell’Italia meridionale a Sua Maestà”, che definisce “ingiusta e ingrata la nuova società, la quale nega affatto ogni diritto politico alla parte più viva e più influente dell’umasno consorzio”.

Sono passati 150 anni e le donne  il 2 giugno 1946 hanno votato per la prima volta, ma ancora tanta strada è da farsi per raggiungere la parità in politica.

Ma oggi è un giorno di festa e noi vogliamo essere fiduciose in un futuro migliore per noi e per il nostro Paese che rimane la terra della cultura, dell’arte, della musica, dei tanti svariati sapori e colori che il mondo ci invidia, il Paese in cui ogni straniero spera di venire almeno una volta nella vita mentre a noi è stato dato il grande privilegio di essere in poche ore nella città di Dante o in quella di Goldoni, di sedere in un teatro greco sul mare o nel Colosseo, di camminare nella città di S. Francesco e sentire, dentro, la pace e godere di momenti e istanti di vita che non hanno prezzo.

Per questo ringrazio il mio Paese.

Pierangelo BONARDI – capo gruppo Con Marello per Alba Attiva e Solidale

Debbo dire che non avevo considerato questa ipotesi nell’affrontare la vita pubblica albese. Essere qui oggi ed avere l’onore, perché io tale lo reputo, di commemorare solennemente l’anniversario per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Forse mai come in questo periodo storico si sente il bisogno di parlare di Patria, di Nazione, di Italiani, di Unità. In questo momento non possiamo non portare un pensiero ai nostri fratelli, permettetemi di chiamarli così, giapponesi, colpiti da questa immane tragedia. Guardo a loro con  grande rispetto per la loro dignità e la loro compostezza.  Anche da questo si comprende, secondo me, un popolo e la sua nazione.

Noi italiani abbiamo una lunghissima storia, fatta di cultura, civiltà, di lavoro; è il nostro patrimonio e questo patrimonio dobbiamo curarlo, valorizzarlo, trasmetterlo alla future generazioni.

Io guardo alla mia terra, di Alba, delle Langhe; ho letto grazie agli straordinari racconti del nostro grande scrittore Beppe Fenoglio la vita “grama” nelle nostre campagne e dei nostri contadini. Lui ha narrato un mondo che oggi non c’è più.

Ho visto la trasformazione della nostra terra: da agricola ad industriale. Ho visto i mutamenti all’interno della nostra società. Ho visto il cambiamento delle nostre colline: l’agricoltura e la viticoltura hanno impresso una trasformazione epocale. La valorizzazione del territorio, la nascita del turismo. I mutamenti avvenuti hanno proiettato Alba, la nostra città ribattezzata Capitale delle Langhe, nel mondo, senza falsa modestia. In ogni angolo del globo troverete un prodotto della nostra terra: industriale come i prodotti dolciari della Ferrero, come le piste dell’atletica della Mondo, come gli abiti della Miroglio, come le riviste della Società San Paolo; sulle tavole imbandite troverete il re dei re, il barolo, il barbaresco, i nostri nobili vini ed il tartufo bianco d’Alba. Il nostro territorio concorre a divenire Patrimonio dell’Umanità per la sua unicità, per le colline su cui sono disegnati i filari d’uva. Questo è un aspetto che mi fa dire di essere orgoglioso di appartenere a questo popolo, a questa nazione fin troppo bistrattata ed anche, talvolta, ridicolizzata.

Ma c’è anche un altro aspetto che mi fa gonfiare il petto, che mi fa sentire fiero di essere nato in queste terre. Il valore che esse con i loro eroi hanno trasmesso e permesso a noi oggi di essere qua: la lotta di liberazione, la nascita della repubblica, la costituzione.

Io non sono uno storico per cui non mi addentrerò in argomenti che non conosco ma da una sommaria ricerca ho appreso che lo Statuto Albertino è stata la carta costituzionale del regno di Sardegna, concessa il 4 marzo 1848 dal re Carlo Alberto sotto la pressione degli eventi di quell’anno. Dopo il 1861 è stato adottato dal Regno d’Italia fino al 1948. Possiamo dire che i fondamentali della nostra storia più recente, dei nostri 150 anni affondano le radici nello Statuto Albertino, nel nostro Piemonte.

La storia ci ricorda gli avvenimenti che hanno costellato il vecchio secolo; Alba ha avuto un ruolo di rilievo per il nostro territorio durante gli ultimi anni della II guerra mondiale senza mai dimenticare il suo essere antifascista anche dagli albori. Va ricordato che quando questa sala fu occupata nel 1922, il 2 novembre, dai fascisti, un consiglio comunale si svolse a casa dell’allora sindaco Vico e sino allo scadenza naturale, nel 1925 Alba fu retta da una Amministrazione eletta democraticamente.

Gli anni dell’antifascismo sboccano nella Resistenza e nella guerra Partigiana. Alba liberata dai fascisti si proclama libera Repubblica dal 10 ottobre al 2 novembre 1944. La nostra terra narra di un’altra esperienza in tal senso: la Repubblica dell’Ossola nel nord del Piemonte.  Il senso di libertà spinse le donne e gli uomini di Langa a sacrificarsi per liberare il nostro territorio dall’occupazione nazi-fascista. Alba ha ricevuto la medaglia d’oro al valor militare per i sacrifici delle popolazioni e per l’attività partigiana il 12 ottobre 1949. Tutto ciò si tradusse a livello nazionale nella nostra carta costituzionale.  Credo che tutto ciò sia a merito del nostro territorio che ha contribuito con il pensiero, con il sacrificio all’Unità d’Italia ed alla sua Costituzione.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ci ricorda che l’unità nazionale nella ricchezza del suo pluralismo e delle sue autonomie è oggi leva insostituibile per far sì che l’Italia assolva il proprio ruolo in un mondo globalizzato.

Il Capo dello Stato richiama la Costituzione repubblicana “che ha legato, in un articolo fondamentale – il quinto – l’unità e l’indissolubilità della Repubblica alla promozione e valorizzazione delle autonomie regionali e locali”.

“Rispetto a 150 anni fa, la coscienza nazionale degli italiani è cresciuta e si è radicata attraverso tante prove, anche drammatiche. In quasi 5 anni da Presidente, dice Giorgio Napolitano, nel corso dei miei viaggi ed incontri in tutto il paese, ho potuto constatare come l’attaccamento all’Italia nella sua unità sia molto più forte – anche tra le giovani generazioni – di quanto certe polemiche possano far pensare”.

Questo è il pensiero del nostro Presidente della Repubblica. Ho voluto riportalo tal quale per evitare sterili polemiche in una giornata che deve essere di festa per tutti gli italiani, anche per coloro che senza la cittadinanza italiana contribuiscono in maniera determinante allo svolgimento della nostra vita corrente.

Concludo con una citazione del ministro della pubblica istruzione: “Siamo uomini i quali pensiamo che la libertà non va desiderata solo per noi, ma per tutti” diceva Michele Coppino alla Camera dei Deputati il 30-IV-1872. Viva l’italia, viva la nostra Costituzione.

Adolfo RICCA – capo gruppo Alba città per vivere

In questa occasione solenne siamo chiamati a riflettere sugli elementi che ci accomunano, sui nostri punti di forza, sui motivi per rivolgere lo sguardo al futuro nonostante la complessità del periodo storico che stiamo vivendo.

Se dobbiamo individuare il fondamento della nostra convivenza democratica, non possiamo che riferirci alla Costituzione, frutto di lunghe lotte antifasciste e di un confronto serrato e nobile tra parti politiche diverse. Il nostro orgoglio consiste nel fatto che ancor oggi tale testo è di grande modernità e fu tra le fonti che ispirarono la Dichiarazione Universale dei Diritti, di un anno successiva e troppo spesso disattesa.

Un altro pilastro dell’Unità  di questo Paese è il suo patrimonio culturale e paesaggistico, non a caso tutelato dalla stessa Costituzione, ma oggi drammaticamente trascurato. Il rispetto per questa ricchezza sarebbe un segno di consapevole maturità, di riconoscenza verso chi ci ha permesso di ereditare tutto ciò, di sensibilità per il bello, che tanti ci invidiano.

Tuttavia l’Italia di oggi non è soltanto uno scrigno di reliquie, anzi, è un Paese in trasformazione, in cui si presentano nuovi problemi e straordinarie opportunità. Fra queste c’è la prospettiva di accogliere numerosi stranieri e futuri cittadini italiani per i quali la nostra bistrattata nazione diviene una speranza, un miraggio, talvolta la salvezza. Il gruppo che io qui rappresento, “ Alba città per vivere”, sogna perciò uno Stato nel quale i cognomi romeni o marocchini non siano più percepiti come corpi estranei: chi del resto negli Stati Uniti riconduce ormai un nome irlandese o polacco al Vecchio Continente? Ma forse questo discorso sarà più attuale, se non superfluo, quando altri festeggeranno i  duecento anni dall’Unità d’Italia, magari essendo ancor più consci di noi della mescolanza di popoli che ha segnato l’Italia fin dai tempi antichi…

In questo senso anche la città di Alba sta dando il suo contributo, con un cammino paziente e silenzioso di integrazione che oso ritenere prezioso per l’unità dell’Italia futura quasi quanto lo furono per l’uguaglianza l’impegno del ministro Coppino, fautore dell’istruzione pubblica obbligatoria, o per la libertà e la democrazia il coraggio di politici come Vico e Bubbio. Venivano inoltre dal Piemonte personaggi della levatura di Luigi Einaudi e Norberto Bobbio.

In conclusione, vorrei tornare al messaggio di fiducia da cui sono partito: che cosa stiamo consegnando ai giovani? Se è vero che alcuni grandi protagonisti del passato ci permisero di raggiungere l’unità o di riconquistare la dignità in seguito a tragiche guerre, oggi desideriamo affermare il valore della pace, in un contesto non solo nazionale, ma europeo, per una giustizia tra i popoli che vada al di là dei confini, per una globalizzazione rispettosa dell’uomo e dell’ambiente.

Ai ragazzi di oggi, dunque, non vogliamo offrire solo precarietà e fragilità, ma qualche progetto di ampio respiro, la speranza di un’Italia  più attenta ai diritti costituzionali e alle regole, poiché un’altra delle vere sfide è il recupero della legalità; per questo salutiamo con gioia l’entusiasmo di quei giovani che non si lasciano travolgere dall’indifferenza e dal disincanto e saranno numerosi a ricordare, fra sabato e lunedì, le tante vittime delle mafie. Anche di qui scaturisce un raggio di luce per l’Italia del presente e del futuro.

Luca Magliano – capo gruppo Impegno per Alba

È un’emozione ed un onore poter prendere la parola in questa occasione solenne. È anche difficile, dopo gli alti interventi che mi hanno preceduto, con particolare riferimento a quello del prof.Montaldo che così efficacemente ha delineato il rapporto tra la nostra città (ed i suoi cittadini) e l’Italia unita.

Oggi, pur tra le catastrofi e le tragedie che affliggono in questi momenti il mondo e a cui va, come  espresso poco fa dal presidente Cavalli, un accorato pensiero, per noi è giorno di festa perché c’è una Nazione intera che deve essere festeggiata.

Devono essere festeggiati i suoi simboli, come la bandiera che stava nei cuori di coloro i quali per essa hanno donato la vita non solo nelle battaglie risorgimentali, ma anche nella difesa dell’Italia già unita e della libertà del suo popolo in tutte le guerre succedutesi e che hanno visto combattere fianco a fianco piemontesi e sardi, lombardi e pugliesi, siciliani e veneti, sul Carso come nelle strade di Milano, sugli Appennini tosco-emiliani come sulle colline di Langa.

Devono essere festeggiate le sue istituzioni, per le quali molti italiani hanno dato tutto sé stessi, talvolta anche a sacrificio della propria vita – le forze dell’ordine, i magistrati,  i militari impegnati nelle missioni all’estero – istituzioni  che costituiscono  il momento in cui l’Italia si esprime ed attraverso cui è rappresentata ed agisce nei rapporti con le altre nazioni e che meritano dunque tutto il rispetto da parte della gente, ma soprattutto da parte di coloro i quali sono chiamati a rappresentarle a qualsiasi livello.

Deve essere festeggiata la sua Costituzione che rappresenta il patto fondamentale tra i cittadini italiani e l’elemento di unione tra gli ideali risorgimentali e quelli repubblicani. In proposito uso le parole che Piero Calamandrei adoperò nel discorso agli studenti di Milano del 1955:

“In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sapere intendere, dietro questi articoli ci si  sentono delle voci lontane…
E quando io leggo nell’art. 2: «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale»; o quando leggo nell’art. 11: «L’Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie… ma questo è Mazzini! questa è la voce di Mazzini!
O quando io leggo nell’art. 8:«Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour!
O quando io leggo nell’art. 5: «La Repubblica una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo!
O quando nell’art. 52 io leggo a proposito delle forze armate: «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popoli, ma questo è Garibaldi!
E quando leggo nell’art. 27: «Non è ammessa la pena di morte», ma questo è Beccaria! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani…” i cui principi, sommessamente aggiungo, non possono e non debbono essere sacrificati per ragioni contingenti e di corto respiro.

Deve  essere festeggiato innanzitutto il suo popolo, che è stato capace nei secoli di ricostruire più volte il proprio Paese e il proprio futuro dalle macerie, che da sempre conosce la dignità del lavoro ed il rispetto per il prossimo, anche quando viene da lontano e parla una lingua diversa, che rivendica i propri diritti, ma che non si sottrae – nella sua gran parte – ai doveri civici.

Il presidente Napolitano proprio ieri ha affermato che “senza unità l’Italia sarebbe stata spazzata dalla storia”. Credo che tutti i popoli senza unità corrano questo rischio, che non deve essere inteso nel senso della supremazia nella storia, ma nel senso per cui senza unità un popolo non è in grado di aver la forza di aiutare chi è in difficoltà, di essere d’esempio per chi è nell’incertezza, di essere speranza per chi è disperato.

Mutuo anche qui l’immagine usata da mons. Vescovo nell’omelia della celebrazione di questa mattina: un popolo senza unità non riesce ad occupare il giusto tassello nell’immenso  mosaico della storia.

Questa festa deve insegnare ed aiutare noi italiani ad essere Nazione, fiera e consapevole della propria storia, dei propri meriti, ma anche cosciente dei propri errori e limiti. Una Nazione consapevole soprattutto dell’evoluzione che essa ha vissuto nei suoi 150 anni di storia, giungendo a fare propri e interiorizzare i grandi principi della modernità,  l’unità, la libertà e la democrazia, conscia che essi sono doni che ci giungono dal passato, ma che si nutrono e vivono di futuro.  Buon compleanno Italia!

Giovanni Battista Panero – capo gruppo  Partito Democratico

 

Il professore e i colleghi consiglieri hanno già detto in modo esauriente, in  riferimento alle questioni legate alle esperienze ed alla storia locale, non mi  soffermerò quindi su questo aspetto, anche per non ripetere, ma tenterò di allargare  il discorso ad alcune problematiche che si sono create in Italia.

Sono passati 150 anni dalla prima seduta del Parlamento Italiano, tenutasi il 17  maggio 1861 a palazzo Carignano, a Torino, quando promulgata una legge con un solo  articolo: “ Il Re Vittorio Emanuele II assume per se e i suoi successori il titolo di Re d’Italia”. Un unico Stato quindi, invece di un’Italia divisa in tanti staterelli.

Oggi , giornata di Festa nazionale, festeggiamo in tutta Italia il 150° anniversario  di quella proclamazione. Riaffermiamo l’unità d’Italia e l’identità nazionale,  espressione delle peculiarità di tutte le Regioni che compongono la nostra Nazione.
Da allora, a cadenza cinquantennale, si festeggia l’avvenimento.

Io ricordo il centenario del 1961. O perlomeno, ho dei ricordi, anche se un po’ vaghi,  considerando il lungo tempo passato. Un ricordo che passa attraverso un album di  figurine, con tutta l’epopea degli eroi del Risorgimento. Un ricordo che passa  attraverso pubblicazioni sul centenario distribuito nelle scuole, insieme ad una  bandierina tricolore. Un ricordo che passa attraverso un mezzo di locomozione che  prima di allora non avevo mai visto: la monorotaia dell’area espositiva di Torino,  nel vasto complesso denominato appunto Italia 61.

Bene ha fatto il Presidente Napoletano, insieme a tanti altri, a volere e sostenere  questa Festa. L’unità nazionale vale bene, secondo me un giorno di non lavoro, un  giorno di Festa, e riconoscere questa Festa ai lavoratori italiani è un segno di  grande educazione civica.

Certo, mi sarebbe piaciuto arrivarci un po’ più uniti, e che tutti avessimo festeggiato fieri di essere italiani, orgogliosi delle belle pagine di storia che  gli italiani hanno saputo scrivere, delle bellezze del nostro paese.
E non già perché italiano sia meglio di francese, di tunisino o di bengalese. Ma perché solo amando profondamente il nostro paese si può pensare più al bene comune che al  proprio interesse. Si possono capire le ragioni, e di questi tempi sarebbe molto  utile capire, di chi abbandona il proprio paese per migrare in terra straniera. Ci si può sentire veramente, cittadini del mondo.

Bene abbiamo fatto qui ad Alba fatto a festeggiare in modo sobrio e semplice con questa  nostra riunione del Consiglio Comunale . Senza retorica. Vorrei però che questa  Festa non fosse solo un guardare indietro, ma fosse rivolta ai giovani di oggi e di  domani.
Questi giovani che sono delusi, perché molti di loro sono senza un futuro, non riuscendo ad ottenere sbocchi professionali.
La mia generazione ha vissuto il problema del lavoro con alcune difficoltà, oggi  però, le difficoltà sono diventate dramma.
Un lavoro per tutti. Questo è il desiderio degli italiani per festeggiare i 150 anni di  storia della nostra Nazione, anche ad Alba, seppur ritenuta città con un rilevante  benessere economico.  Molti giovani ci provano, cercano questo diritto al lavoro.

 

 

Per tutti quelli che tutt’ora non demordono, combattono e sono disposti a tutto.
Per  chi rivendica un diritto e pretende giustizia.
Per chi si  mobilita e non si è rassegna.
E per tutto il mondo del lavoro. Un mondo che unisce e rende pienamente cittadini, dobbiamo lottare affinché ci sia un presente e un futuro migliore.

Concludo questo mio intervento riportando la testimonianza di un giovane ragazzo, che ho letto recentemente su una rivista sindacale:

 

- “Siam pronti alla morte l’Italia Chiamò” dice il nostro Inno nazionale.
Ma chi vuole oggi, non dico morire, ma anche solo sacrificarsi per la patria? E cosa significa patria oggi? Io per primo sorrido di fronte a questo concetto astratto e lontano. E fallace, soprattutto. Ingannatore. Io non ho nessuna voglia di sacrificarmi per la terra dei padri, questa terra che mi ha preso in giro, che continua a prendermi in giro giorno dopo giorno, visto che un lavoro, un lavoro stabile non me lo sa dare, e nemmeno uno stipendio che gratifichi i sacrifici che ho fatto da ragazzo studiando. Tutti i giorni questa patria si burla di me, del mio lavorare per neanche 1.000 euro al mese (se sono fortunato , ed il lavoro riesco ad averlo, cosa che non accade sempre). E già, devo pure evitare di lamentarmi troppo, perché io sono tra i fortunati precari che qualche lavoro qua e là lo beccano, poi comunque con la disoccupazione si campa, precari e non far niente anche se ho 30 anni.
“Siam pronti alla morte l’Italia Chiamò”.
Bisogna essere fessi a morire per la Patria. E io sento invece di morire dentro di me ogni giorno di più, di non crederci ogni giorno di più, ogni volta che ho trovato un lavoro e, dopo tre mesi finisce. Come mi sento io. Onesto e fesso, e solo. Debole, sempre senza soldi, insensibile alle belle parole e alle romanticherie. E poi stanco. Stanco di tutto. Stanco di questa terra dei padri, che così poco ha lasciato ai suoi figli. -
 

 

 


Alba 17 marzo 2011 – foto festa unità d’Italia

19 marzo 2011

Ecco alcuni “scatti fotografici” della festa albese per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Alba: 17 marzo 2011 il Sindaco Marello durante festa 150 anni unità d'Italia (foto Beppe Malò)

Alba: 17 marzo in piazza Risorgimento per i 150 anni unità d'Italia (foto Beppe Malò)

Alba: 17 marzo 2011 Consiglio Comunale per i 150 anni unità d'Italia (foto Beppe Malò)

 

Alba: 17 marzo 2011 fuochi artificiali tricolore (foto Beppe Malò)


Difendiamo la nostra Costituzione!

18 marzo 2011

  • La Costituzione Italiana trova le sue radici nella lotta di Liberazione dal nazifascismo, che ha ricostruito il nostro Paese e ha posto l’esigenza di una legge suprema molto diversa dal precedente Statuto albertino, troppo flessibile, tanto da consentire anche interpretazioni dittatoriali, come avvenuto con Mussolini.
  • Il 2 giugno 1946 il Paese compie una prima grande scelta, optando col referendum per una forma di stato repubblicana. Nello stesso giorno viene eletta l’assemblea costituente che deve redigere una nuova Costituzione.
  • Intanto l’Italia è governata da una grande alleanza dei partiti che avevano formato il CLN (Democrazia cristiana, Pci, Psi, Partito d’azione, Pli): forze politiche assai diverse e anche tra loro conflittuali, ma unite dalla volontà di dare vita ad una Italia nuova.
  • La Costituente istituisce una commissione di 75 deputati incaricata di proporre un testo di Costituzione. Essa si divide in tre sottocommissioni (diritti e doveri dei cittadini, forma di governo, ordinamento dello Stato). Conclude i suoi lavori nel gennaio 1947 (in meno di sei mesi …..). Il testo passa poi all’esame dell’aula.
  • Mentre la Costituente discute e approva la Costituzione articolo per articolo, la coalizione ciellenistica si spacca clamorosamente. Comunisti e socialisti vengono esclusi dal Governo e prende il via una violentissima polemica politica che già prelude alle elezioni che si sarebbero tenute nell’aprile 1948. Ma ciò non impedisce affatto di continuare a lavorare in modo costruttivo sul testo costituzionale, la cui approvazione quasi prescinde dal rovente clima politico. Evidentemente, si teneva nel dovuto conto la necessità di disegnare insieme le regole del gioco per la nuova Italia.
  • Nel novembre 1948, la Costituente approva a grandissima maggioranza (458 voti contro 62) il testo della nuova Costituzione. Viene firmato dal presidente provvisorio della Repubblica Enrico De Nicola (liberale e monarchico), dal presidente dell’Assemblea costituente Umberto Terracini (comunista) e dal presidente del Consiglio Alcide De Gasperi (democristiano). Una immagine immediata di come le grandi correnti ideali e politiche del Paese si riconoscevano in quel testo e lo facevano proprio.
  • La Costituzione è frutto di una ammirevole “contaminazione” tra ideologie e programmi politici, cioè della positiva volontà di trovare un punto d’incontro che tutti rappresentasse e soddisfacesse.
  • La Costituzione entra in vigore il 1° gennaio 1948. La sua attuazione richiede però tempi piuttosto lunghi. Solo nel 1954 viene attivata la Corte costituzionale. Solo nel 1968 viene approvata la legge regolativa dei referendum. Solo nel 1970 nascono le Regioni. Alcune norme non sono a tutt’oggi del tutto attuate.
  • La sua rigidità (cioè l’estrema difficoltà a modificarla se non con margini di consenso estremamente ampi) e la sua sinteticità (che permette continue reinterpretazioni degli articoli per adattarli alle necessità via via mutevoli) ne hanno nel tempo garantito la solidità. Oggi la sentiamo, specialmente nella parte sui principi generali e sui diritti e doveri dei cittadini, giovane, viva, capace di governare anche il nostro futuro: per questo con decisa convinzione ci impegniamo a difenderla.

Maurizio Marello


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