La Resistenza, il bene più prezioso

22 Ottobre 2009

Lettera aperta del Sindaco in occasione delle celebrazioni del 65° anniversario dei 23 giorni della Libera Repubblica di Alba, 10 ottobre 1944 – 2 novembre 1944

Non poche persone mi hanno chiesto perché nei miei più significativi interventi pubblici io ricordi sempre la Resistenza. Alcuni mi hanno esplicitamente ringraziato per questo.

Vorrei spiegare il motivo della mia scelta, che non è certo un puro espediente retorico.

Sono convinto che il lascito della Resistenza sia il bene più prezioso per la nostra democrazia, e che esso non vada in alcun modo trascurato o disperso. In quei venti mesi che vanno dal settembre 1943 all’aprile 1945 la democrazia italiana affonda le sue radici vitali; lì essa è stata fondata non da astrusi accordi di partiti ma dall’impeto e dalla volontà decisa del popolo. Sempre lì, nell’unità di intenti che in quel periodo cementava le forze degli italiani, al di là delle pur esistenti diversità di visioni politiche, trova la sua ragione fondativa il patto che tiene legati tutti gli italiani, la nostra Costituzione.

Ai giovani, cui quella stagione può sembrare lontanissima e quindi ormai da dimenticare, io vorrei ricordare che a battersi per restituire all’Italia le perdute libertà e dignità furono uomini e donne giovani e giovanissimi, come sono loro. Gente comune, intellettuali, operai, contadini, militari: in tutto diversi, ma accomunati dall’ideale di vedere l’Italia risorgere dal buio di un regime liberticida e della sudditanza al nazi-fascismo e alla sua vergognosa politica razzista. Molte di quelle persone pagarono la loro generosità con il carcere, con la deportazione, tante anche con la vita.

Tra quelle persone stanno i duemila partigiani che il 10 ottobre 1944 liberarono Alba, sia pure solo per 23 giorni, accolte con gioia dalla popolazione che vedeva in loro i propri figli migliori. Era l’anticipazione della liberazione definitiva che arrivò nell’aprile del 1945.

Quello slancio, quel sacrificio noi non possiamo tradirli. Tramite loro abbiamo riavuto la libertà e la democrazia, beni dal valore incalcolabile. Quel che da loro abbiamo ricevuto dobbiamo e vogliamo trasmetterlo integro a chi viene dopo di noi.

Ecco la ragione per cui ho sempre ricordato e continuerò a ricordare la Resistenza. Come sindaco di Alba, città decorata con la medaglia d’oro per il suo contributo alla lotta di liberazione, sentirei, non facendolo, di mancare al mio dovere.

Alba, 22 ottobre 2009. Il Sindaco

Avv. Maurizio Marello


La vecchia e brutta politica.

1 Agosto 2009

Carissimi,
ho appena finito di leggere le pagine de La Stampa che narrano della “tregua” che il Governo Berlusconi ha firmato con il sud (in particolare con i politici PDl siciliani). Ai cosidetti politici “ribelli” che nei giorni scorsi avevano minacciato la costituzione di un partito del sud, in fretta e furia il Governo ha sbloccato i c.d. fondi Fas per circa 4,3 milardi di euro (oltre 8 mila miliardi di lire) assegnati dal Cipe.
Sono il primo a pensare che questo nostro Paese continua a pagare ormai da decenni la condizione di sottosviluppo delle aree meridionali che costringono ancora oggi i giovani di buona volontà ad emigrare al nord Italia o all’estero.
Francamente però mi sembra di essere tornato ai vecchi tempi. Bastano poche minacce per destinare ingenti fondi e per parlare nuovamente di “Banca del Mezzogiorno”. Qualcuno si ricorderà della vecchia Cassa del Mezzogiorno, un vero pozzo senza fondo per decenni.
Tutto in fretta e furia, senza una reale programmazione e con il rischio che ancora una volta a ridere saranno le organizzazioni criminali ed a piangere i tanti giovani senza speranza, in ossequio a logiche clientelari che non hanno fatto altro nei decenni che dividere sempre di più il nostro Paese in due.
Lo dico da cittadino ma anche da Sindaco che ogni giorno deve fare i conti con il rispetto del Patto di stabilità e che dopo 4 mesi dall’alluvione di fine aprile 2009 non ha ancora visto un euro dal Governo centrale e regionale a fronte di oltre 5 milioni di euro di danni al pubblico ed ai privati per le frane. Lo affermo da Sindaco di un Comune capofila di un territorio a cui mancano strade, autostrade, collegamenti ferroviari ed infrastrutture di cui i cittadini e le imprese hanno bisogno da decenni.
Si, è proprio il caso di dirlo: basta fare la voce grossa per ottenere qualcosa. O meglio, forse anche la classe politica e le Istituzioni delle Regioni del centro-nord dovrebbero imparare ad essere più unite nelle loro giuste rivendicazioni.
Non fraintendetemi, credo in una Italia unita e coesa, ma anche in un Paese più giusto che sa guardare ai propri territori, specie a quelli che reggono le sorti dell’economia e che sono disponibili ad un “federalismo solidale”.
Consentitemi di dire che da italiano convinto mi sento preso in giro (e non è la prima volta)
Maurizio Marello


Pensiero per il sabato di “silenzio” e riflessione pre-voto.

20 Giugno 2009

“Quando si parte
dicendo che si vuole
fare una cosa,
non bisogna tornare
senza averla fatta”

fr. Charles de Jesus (Charles de Foucault)


“Multe selvagge”

13 Febbraio 2009

E’ di qualche settimana fa la notizia che 83 amministrazioni comunali del nord italia avevano truccato i semafori ed attraverso i controlli elettronici arricchivano i loro bilanci alle spese dei poveri malcapitati automobilisti. Insomma una vera e propria truffa.
Da noi, per fortuna, non si arriva a tanto, ma in queste settimane ho notato un particolare accanimento nei controlli delle soste a pagamento.
Intanto occorre evidenziare come ormai quasi tutto il centro storico di Alba e buona parte delle zone esterne all’anello della circonvallazione sia caratterizzato da parcheggi a pagamento. Così come occorre sottolineare che in talune zone “sensibili”, vedi le soste vicine all’Ospedale la tariffa sia ormai prossima all’euro all’ora e francamente non mi pare giusto nei confronti di chi, per motivi comunque legati alla salute propria, di parenti o amici è costretto ad approssimarsi al nosocomio con l’autovettura.
La cosa che più mi colpisce è constatare il rigore con cui gli addetti al controllo “marcano” i cittadini che vengono sonoramente puniti anche solo per una sosta prolungata di qualche minuto rispetto a quanto pagato.
Tutto ciò non mi sembra ispirato da ragioni di ordine pubblico o di buon senso, ma da motivi di cassa.
I cittadini devono poter scegliere: è la stessa giurisprudenza a dire che, a tal fine, occorre preservare parcheggi liberi, magari anche con disco orario. In secondo luogo pensiamo a chi lavora e non può permettersi di pagare 10 o più euro al giorno per posteggiare l’autovettura.
Il rigore va preteso se si è in grado di offrire il servizio (ad esempio parcheggi esterni al centro con servizio pubblico di navette). Altrimenti diventa profondamente ingiusto e la gente ha buone ragioni per lamentarsi.

Maurizio Marello


Eluana Englaro: prezioso è il SILENZIO!

8 Febbraio 2009

Eluana non è un caso mediatico, ma è una persona umana.

Eluana non è un caso di eutanasia, ma è una persona umana.

Eluana non è un simbolo della laicità dello Stato, ma è una persona umana.

Eluana non è un argomento di propaganda politica, ma è una persona umana.

Eluana non è una donna nel pieno delle sue forze, ma è una persona che soffre.

Eluana non è un caso di scontro istituzionale, ma è una persona umana.

Eluana non è il pretesto per cambiare la Costituzione, ma è una persona umana.

Eluana non è l’oggetto di una prova di forza tra Chiesa e Stato, ma è una persona umana.

Eluana è una persona umana e come tale merita rispetto e discrezione.

Per chi crede, è un’occasione anche per pregare.
Per chi non crede, è un’occasione anche per riflettere.

Per tutti è un’occasione per praticare la pietà ed il silenzio.

Maurizio Marello


INUTILE VIOLENZA

30 Dicembre 2008

Hamas dice da tempo: “cancellamo Israele”.
Israele oggi dice:”cancelliamo Hamas”.
Chi ha ragione? Nessuno dei due. Forse non è superfluo ricordare il diritto di Israele a continuare ad esistere e quello del popolo palestinese ad avere una terra “dove potere esistere”.
Di certo la violenza e la guerra sono inaccettabili.
Lo sono dal punto di vista umano, per le centinaia di vittime, soprattutto civili, che hanno, in ogni guerra, sempre “torto”.
Lo sono, in questo caso più che mai, inutili e dannosi dal punto di vista politico.
Se Hamas rappresenta un estremismo con cui è quasi impossibile dialogare (andata al potere anche grazie al dilagare della corruzione nelle forze moderate di Fatah) i bombardamenti non fanno che rafforzarla.
Si perchè la violenza fa il gioco degli estremisti, di chi non vuole il dialogo ma lo scontro.

E poi, non a caso tutto accade nel “vuoto di potere” del passaggio tra i due Presidenti USA e nell’imminenza delle elezioni politiche israeliane: nel ‘97, se ben ricordo, i bombardamenti voluti dai Laburisti portarono alla vittoria la destra (Barak, attuale ministro della difesa, dovrebbe farne memoria).

E poi, tutto accade nella più totale e disarmante inutilità delle Nazioni Unite. Restiamo tutti a guardare (Italia compresa).

Dov’era ieri la politica? Dov’è oggi?

Mi fermo qui, anche perchè non ho la competenza per un’analisi approfondita del problema: questa è una semplice e sindacabile  riflessione di chi, ancora una volta, assiste impotente allo strapotere di una “economia di guerra” che muove il mondo, in ogni suo angolo, compreso il medio-oriente.

Preferisco riportare la testimonianza di Vittorio Arrigoni, un giornalista che vive a Gaza e che dice qualcosa che abitualmente non si sente nei nostri telegiornali:

“Il mio appartamento di Gaza dà sul mare, una vista panoramica che mi ha sempre riconciliato il morale, spesso affranto da tanta miseria a cui costretta una vita sotto l’assedio.

Prima di stamane. Quando dalla mia finestra si è affacciato l’inferno.

Ci siamo svegliati sotto le bombe stamane a Gaza, e molte sono cadute a poche centinaia di metri da casa mia.

E amici miei, ci sono rimasti sotto.

Siamo a 210 morti accertati finora, ma il bilancio è destinato drammaticamente a crescere. Una strage senza precedenti. Hanno spianato il porto, dinnanzi a casa mia, e raso al suolo le centrali di polizia.

Mi riferiscono che i media occidentali hanno digerito e ripetono a memoria i comunicati diramati dai militari israeliani secondo i quali gli attacchi avrebbero colpito chirurgicamente solo le basi terroristiche di Hamas.

In realtà visitando l’ospedale di Al Shifa, il principale della città, abbiamo visto nel caos d’inferno di corpi stesi sul cortile, alcuni in attesa di cure, la maggior parte di degna sepoltura, decine di civili.

Avete presente Gaza?

Ogni casa è arroccata sull’altra, ogni edificio è posato sull’altro, Gaza è il posto al mondo a più alta densità abitativa, per cui se bombardi a diecimila metri di altezza è inevitabile che compi una strage di civili. Ne sei coscente, e colpevole, non si tratta di errore, di danni collaterali.

Bombardato la centrale di polizia di Al Abbas, nel centro, è rimasta seriamente coinvolta nelle esplosioni la scuola elementare lì a fianco.

Era la fine delle lezioni, i bambini erano già in strada, decine di grembiulini azzurri svolazzanti si sono macchiati di sangue.

Bombardando la scuola di polizia Dair Al Balah, si sono registrati morti e feriti nel mercato li vicino, il mercato centrale di Gaza. Abbiamo visto corpi di animali e di uomini mescolare il loro sangue in rivoli che scorrevano lungo l’asfalto. Una Guernica trasfigurata nella realtà.

Ho visto molti cadaveri in divisa nei vari ospedali che ho visitato, molti di quei ragazzi li conoscevo. Li salutavo tutti i giorni quando li incontravo sulla strada recandomi al porto, o la sera per camminando verso i caffè del centro.

Diversi li conoscevo per nome. Un nome, una storia, una famiglia mutilata.

La maggior parte erano giovani, sui diciotto vent’anni, per lo più non politicamente schierati ne con Fatah ne Hamas, ma che semplicemente si erano arruolati nella polizia finita l’università per aver assicurato un posto lavoro in una Gaza che sotto il criminale assedio israeliano vede più del 60% popolazione disoccupata.

Mi disinteresso della propaganda, lascio parlare i miei occhi, le mie orecchie tese dallo stridulo delle sirene e dai boati del tritolo.

Non ho visto terroristi fra le vittime di quest’oggi, ma solo civili, e poliziotti.

Esattamente come i nostri poliziotti di quartiere, i poliziotti palestinesi massacrati dai bombardamenti israeliani se ne stavano tutti i giorni dell’anno a presidiare la stessa piazza, lo stesso incrocio, la stessa strada.

Solo ieri notte li prendevo in giro per come erano imbacuccati per ripararsi dal freddo, dinnanzi a casa mia.

Vorrei che almeno la verità donasse giustizia a queste morti.

Non hanno mai sparato un colpo verso Israele, ne mai lo avrebbero fatto, non è nella loro mansione. Si occupavano di dirigere il traffico, e della sicurezza interna, tanto più che al porto siamo ben distanti dai confini israeliani.

Ho una videocamera con me ma ho scoperto oggi di essere un pessimo cameraman, non riesco a riprendere i corpi maciullati e i volti in lacrime.

Non ce la faccio. Non riesco perché piango anche io.

All’ospedale AL Shifa con gli altri internazionali dell’ISM ci siamo recati a donare il sangue. E lì abbiamo ricevuto la telefonata, che Sara, una nostra cara amica è rimasta uccisa da un frammento di esplosivo mentre si trovava vicino alla sua abitazione nel campo profughi di Jabalia. Una persona dolce, un’anima solare, era uscita per comprare il pane per la sua famiglia. Lascia 13 figli.

Poco fa mi invece mi ha chiamato da Cipro Tofiq.

Tofiq è uno dei fortunati studenti palestinesi che grazie alle nostre barche del Free Gaza Movement è riuscito a lasciare l’immensa prigionia di Gaza e ricominciare altrove una vita nuova. Mi ha chiesto se ero andato a trovare suo zio e se l’avevo salutato da parte sua, come gli avevo promesso.Titubante mi sono scusato perchè non avevo ancora trovato il tempo.

Troppo tardi, è rimasto sotto alle macerie del porto insieme a tanti altri.

Da Israele giunge la terribile minaccia che questo è solo il primo giorno di una campagna di bombardamenti che potrebbe protrarsi per due settimane.

Faranno il deserto, e lo chiameranno pace.

Il silenzio del “mondo civile” è molto più assordante delle esplosioni che ricoprono la città come un sudario di terrore e morte.”

Vittorio Arrigoni

25 ottobre: la volta?

26 Ottobre 2008

Ho seguito in TV la manifestazione del PD al Circo Massimo. Grande folla, tanta passione, bella gente. L’intervento di Veltroni mi è parso carico di umanità, dettagliato nella descrizione dei problemi che toccano nel vivo gli italiani e radicale nella denuncia delle malefatte del Governo Berlusconi. Quella di ieri può essere una giornata importante per il PD a condizione, a parer mio, che si abbia la capacità di fare delle proposte concrete al Paese. Forse è questa la parte che un pò è mancata nel discorso del leader del Partito Democratico. Quali proposte per affrontare le questioni sul tappeto: la crisi economico-finanziaria, la perdita del potere di acquisto dei salari e pensioni, la scuola, la giustizia, l’ambiente, etc…? Perchè non riprendere in mano, aggiornandole ai recenti eventi, le 30 pagine del programma elettorale con il quale il PD si era presentato agli elettori e su questa base fare un’opposizione determinata e credibile agli occhi degli italiani? Il popolo del Circo Massimo ridà slancio e fiducia ed interpella i dirigenti del PD e più in generale delle opposizioni alla destra, ad una nuova assunzione di responsabilità.

Piccolo editoriale – 26.10.09                   

Maurizio Marello 


“Squola” di regime.

24 Ottobre 2008

La controriforma “Gelmini” della scuola sta suscitando vivaci proteste tra i gli insegnanti, i genitori e le famiglie.

Era ora, dopo settimane di disinformazione mediatica, specie televisiva, in cui si evocavano i vecchi tempi, i grembiulini, la condotta ed il libro cuore. Per la verità come genitore di bimbi della materna e delle elementari, forse anacronistico, credo che un po’ più di disciplina non sia diseducativa.

Ma il problema non è questo.

E’ evidente che un taglio di 8 miliardi di euro e di 150.000 tra insegnanti e dipendenti nella scuola pubblica rappresenti una mera operazione di bilancio (e non di politca scolastica) ed una scure che taglierà di netto le potenzialità formative della nostra scuola.

Mi sembra però che dietro le esigenze terra-terra dei bilanci di Tremonti ci sia un pericoloso  progetto culturale tipico di una destra populista che punta tutto sul controllo della formazione, dell’informazione  e sulla propaganda.

Il campanello d’allarme è costituito da queste “”classi ponte in cui collocare i bambini stranieri (che tra breve saranno la maggioranza) divisi da quelli italiani. La logica è quella del ghetto, della diversità, di strade che nella prima metà del secolo scorso portarono l’Europa ed il mondo sul baratro dell’intolleranza.  L’obiettivo non è quello di formare le nuove generazioni  allo studio ed ai valori fondamentali dell’umanesimo (come potrebbe esserlo con meno insegnanti e meno ore di scuola!!!), ma quello di controllare la formazione scolastica e contemporaneamente di chiudere le porte all’integrazione.

Insomma l’ignoranza dei nostri figli diventa la principale garanzia della continuità del regime.

Si tratta di un dejà vu che dovrebbe essere ancora vivo nella nostra memoria.

Questo nostro tempo mi ricorda sempre di più gli anni tra il 1919 ed 1922. La recessione economica, la crisi del lavoro, l’inadeguatezza dei redditi, la frammentazione delle opposizioni e la voglia dell’uomo forte. Qualcuno lo chiama il “fascismo debole”. Mi pare di più un tempo di disegrazione sociale, della sfiducia, un tempo prodromico all’uomo forte.

Peraltro, se c’è ancora qualcuno che si indigna, che ha voglia di protestare civilmente e di esprimere le proprie opinioni liberamente, vuol dire che non tutto è perduto.

Sei miei bimbi tornano quotidianamente da scuola parlandomi dei loro compagni arabi, romeni, albanesi e nomadi chiamandoli amici con il loro nome di battesimo e non  per etnia, vuol dire che un futuro c’è ancora. Noi adulti stiamo attenti a non rovinarlo, anzi diamoci da fare per difenderlo. 

 

Piccolo editoriale del 24.10.08                                                       Maurizio Marello