La vecchia e brutta politica.

1 Agosto 2009

Carissimi,
ho appena finito di leggere le pagine de La Stampa che narrano della “tregua” che il Governo Berlusconi ha firmato con il sud (in particolare con i politici PDl siciliani). Ai cosidetti politici “ribelli” che nei giorni scorsi avevano minacciato la costituzione di un partito del sud, in fretta e furia il Governo ha sbloccato i c.d. fondi Fas per circa 4,3 milardi di euro (oltre 8 mila miliardi di lire) assegnati dal Cipe.
Sono il primo a pensare che questo nostro Paese continua a pagare ormai da decenni la condizione di sottosviluppo delle aree meridionali che costringono ancora oggi i giovani di buona volontà ad emigrare al nord Italia o all’estero.
Francamente però mi sembra di essere tornato ai vecchi tempi. Bastano poche minacce per destinare ingenti fondi e per parlare nuovamente di “Banca del Mezzogiorno”. Qualcuno si ricorderà della vecchia Cassa del Mezzogiorno, un vero pozzo senza fondo per decenni.
Tutto in fretta e furia, senza una reale programmazione e con il rischio che ancora una volta a ridere saranno le organizzazioni criminali ed a piangere i tanti giovani senza speranza, in ossequio a logiche clientelari che non hanno fatto altro nei decenni che dividere sempre di più il nostro Paese in due.
Lo dico da cittadino ma anche da Sindaco che ogni giorno deve fare i conti con il rispetto del Patto di stabilità e che dopo 4 mesi dall’alluvione di fine aprile 2009 non ha ancora visto un euro dal Governo centrale e regionale a fronte di oltre 5 milioni di euro di danni al pubblico ed ai privati per le frane. Lo affermo da Sindaco di un Comune capofila di un territorio a cui mancano strade, autostrade, collegamenti ferroviari ed infrastrutture di cui i cittadini e le imprese hanno bisogno da decenni.
Si, è proprio il caso di dirlo: basta fare la voce grossa per ottenere qualcosa. O meglio, forse anche la classe politica e le Istituzioni delle Regioni del centro-nord dovrebbero imparare ad essere più unite nelle loro giuste rivendicazioni.
Non fraintendetemi, credo in una Italia unita e coesa, ma anche in un Paese più giusto che sa guardare ai propri territori, specie a quelli che reggono le sorti dell’economia e che sono disponibili ad un “federalismo solidale”.
Consentitemi di dire che da italiano convinto mi sento preso in giro (e non è la prima volta)
Maurizio Marello


La forza delle buone idee. Patto di stabilità meno rigido e più autonomia di spesa ai Comuni. Passa alla Camera la mozione del PD.

18 Marzo 2009

La Camera dei deputati ha approvato la mozione presentata da Dario Franceschini per alleggerire il patto di stabilità per i comuni e garantire maggiori risorse economiche per la ripresa. La mozione voluta dal Pd ha trovato riscontro nella maggioranza per la bontà delle misure proposte e perché mira a dare ossigeno agli enti locali per far fronte alla grave crisi economica che ha colpito il Paese.

Solo ieri Dario Franceschini in un incontro con gli amministratori locali del Pd aveva ribadito come “ci sono migliaia di comuni, che hanno i soldi per aprire i cantieri e dare ossigeno a lavoratori e a piccole e medie imprese, ma che non possono spenderli perché una norma del governo lo impedisce. La nostra mozione è un contributo immediato per far ripartire l’edilizia e gli investimenti negli enti locali e rientra nell’ambito dell’operazione verità che stiamo facendo e che va nell’interesse del paese e non dell’opposizione”.

In base alla mozione, il governo si impegnerà:

- a garantire l’integrale copertura del minor gettito derivante dall’abolizione dell’Ici sulle abitazioni principali;
- ad adottare iniziative per consentire l’utilizzo degli avanzi di amministrazione per la spesa in conto capitale, in particolare per lavori di medio importo realizzabili entro il 2009;
- ad adottare iniziative per escludere dai saldi utili del patto di stabilità interno i pagamenti a residui concernenti spese per investimenti effettuati nei limiti delle disponibilità di cassa, a fronte di impegni regolarmente assunti ai sensi dell’articolo 183 del testo unico degli enti locali;
- a incentivare l’utilizzo del patrimonio immobiliare per sostenere la spesa in conto capitale ed abbattere il debito, in particolare, eliminando i vincoli che impediscono l’utilizzo dei proventi della vendita del patrimonio per finanziare la spesa per investimenti.

Per Enrico Letta, responsabile Welfare del Pd, “è motivo di grande soddisfazione la decisione del governo di votare a favore della mozione, presentata dal Pd e firmata da Dario Franceschini, per allentare i vincoli al patto di stabilità degli enti locali. Si tratta di un importante risultato che dimostra  che anche dall’opposizione si possono ottenere risultati utili e concreti per i cittadini”.


PD. Dario Franceschini è il nuovo segretario: “AVANTI SENZA PAURA”.

23 Febbraio 2009

Pubblico alcuni passi del discorso dei Dario Franceschini di Sabato scorso all’Assemblea del Partito Democratico che lo ha eletto segretario.

Un discorso con dei tratti intimi: la riflessione sui titoli dei giornali, i dialoghi con Veltroni. “In questi giorni ho letto di tutto su di me, e i miei amici mi hanno chiesto di fare un discorso che susciti calore ed emozione. Invece serve franchezza, serve guardarci negli occhi per capire i nostri limiti e ribadire l’orgoglio delle cose fatte. Ma dobbiamo rimboccarci le maniche tutti insieme.”

L’omaggio a Veltroni. “Walter ci ha detto una cosa generosa e ha fatto una cosa rara quando ha detto “non ce l’ho fatta, me ne vado”. Voglio dirvi cosa gli ho detto in privato: “Non è vero, senza di te non ci sarebbero state né le primarie né il PD, staremmo ancora a parlare di FED, soggetti politici, pasticci, alleanze vecchie tutti contro uno, impossibilitate a governare”. Poi passa a parlare dei limiti: “il più forte è stata la nostra polemica, la qualità del governo era annullata dalle polemiche. Ed in campagna elettorale è sembrato che andassimo a una rottura con l’Ulivo e con Prodi. Non è così, il PD è il figlio dell’Ulivo. Romano Prodi ha pagato ingiustamente per un giudizio che non merita, ha governato in situazioni difficili, facendo cose straordinarie”.

Non tornare indietro. “Non abbiate paura”, non ci sarà risultato elettorale per quanto negativo o scontro tra dirigenti per quanto feroce che “ci possano fare rinunciare all’idea che il nostro futuro è solo un futuro comune”. Franceschini ammette le difficoltà che il PD dovrà affrontare nei prossimi mesi: “’Non posso – dice – nascondere la crisi in cui siamo, ma abbiamo costruito non solo un contenitore ma una nuova appartenenza ed è questa che crea dolore, delusioni perché è dettata dal sentimento di essere in una casa nuova, in una casa comune”.

Senza padrini, né protettori. “Mi hanno chiesto di fare il segretario, non il reggente, e io so che è un compito terribile perché la situazione richiederebbe una soluzione forte, più autorevole. Io sono consapevole della fragilità del modo in cui avviene l’elezione”. Lo dice Dario Franceschini annunciando la sua segreteria come una segreteria di “servizio”. “Non li ho chiesti e non ho fatto patti- dice- non avrò né padrini né protettori”. Dario Franceschini spiega di aver accettato di candidarsi a segretario del Pd come un mandato di servizio assicurando di non avere mire personali per il futuro, e che quindi a ottobre terminerà il suo lavoro. “Io non l’ho chiesto – ha spiegato – volevo rifiutare. Ma poi sarebbe sembrata una fuga. Interpreto questo ruolo come servizio, sara’ come un compito difficilissimo”. Spiega che si occuperàdi gestire questa delicata fase “per affrontare le europee e garantire poi lo svolgimento del congresso”. Ribadisce “io non l’ho chiesto, non ho fatto patti, non ho padrini, nè protettori. Non sono qui per preparare il mio destino personale – garantisce – il mio lavoro finisce ad ottobre”. Franceschini ha annunciato che convocherà al più presto la direzione per stabilire le nuove regole”. Se verrà eletto segretario oggi, inoltre, azzererà il governo ombra e il coordinamento nazionale. Lo ha ribadito davanti all’Assemblea Costituente: “Se mi eleggerete ricominceremo da lunedì. Azzererò il coordinamento, il governo ombra, non la direzione che è stata eletta”. “Metterò in piedi nuove forme di collegialità con aperture al territorio, ai sindaci, ai segretari regionali”. Ma, ha avvertito, “non farò trattative con nessuno, sceglierò io. Sceglierò io e chi batte le mani adesso non venga domani a chiedere di nominare qualcuno. Sentirò gli uomini del partito ma senza coinvolgerle nella gestione del partito”.

Collocazione europea. “Lavoreremo per costruire un luogo comune di socialisti e non socialisti, non entreremo nel Pse ma non potremo mai stare in un luogo in cui non ci siano i socialisti europei. Non fosse altro perché qui stiamo nello stesso partito”. Nel suo intervento Franceschini parla anche del nodo irrisolto della collocazione europea. “Lavoreremo- aggiunge – per costruire in Europa un luogo in cui stiano insieme tutti i riformismi, quelli socialisti e i non socialisti. I tempi in Italia li abbiamo determinati noi. A quelli europei possiamo solo concorrere”.

Laicità. Parli pure la Chiesa a difesa dei suoi valori, ma “per tutti noi è inviolabile il principio sacro della laicità dello Stato”. Dario Franceschini incassa l’applauso dei delegati affrontando di petto i temi bioetici: perchè nel Pd si registrano differenze “ancora così profonde” semplicemente perché sono “temi straordinariamente nuovi. Temi così nuovi- dice il candidato a segretario- su cui siamo impreparati. Ma la coscienza di un laico e un cattolico non si fanno le stesse domande, non provano le stesse paure e le stesse speranze?”. Ecco, bisogna “andarsi incontro, in un lavoro comune, dobbiamo dialogare”. Franceschini non glissa sul testamento biologico, prende una posizione chiara lanciando una domanda: “E’ accettabile pensare di votare una norma come quella imposta dalla destra che impone l’alimentazione artificiale a una persona anche contro la sua volontà?”. Certo, conclude, “io rispetterò e difenderò chi nel partito non se la sente di condividere questa scelta, ma “mai dimenticando che per tutti noi è inviolabile il principio sacro della laicità dello Stato”.

Sindacati. Nel suo intervento Franceschini si rivolge anche ai leader sindacali e ai lavoratori. ”Noi siamo dalla parte dei lavoratori e quello che serve è un unico grande sindacato unitario”, afferma. Poi, rivolgendosi direttamente ai leader sindacali chiede di evitare che si ripeta quanto accaduto recentemente con un sindacato che è andato in piazza diviso: ”Evitateci questo dolore”.


Silenzio e rispetto.

9 Febbraio 2009

Alle 20,10 circa di questa sera è mancata Eluana Englaro, dopo 17 anni di agonia.

Preghiamo il Signore della vita che adesso l’accoglie nella Sua eterna Luce: raccoglierà la voglia di vivere e di correre libera che avrà avuto nel suo cuore in questi anni.

Rispetto il dolore del padre, dei suoi familiari e degli amici a cui dobbiamo essere tutti umanamente e (per chi crede)  cristianamente, vicini.

Sospendiamo i giudizi, le valutazioni ed i commenti e siamo vicini a tutti coloro che vivono quotidianamente e silenziosamente la sofferenza della malattia.


Eluana Englaro: prezioso è il SILENZIO!

8 Febbraio 2009

Eluana non è un caso mediatico, ma è una persona umana.

Eluana non è un caso di eutanasia, ma è una persona umana.

Eluana non è un simbolo della laicità dello Stato, ma è una persona umana.

Eluana non è un argomento di propaganda politica, ma è una persona umana.

Eluana non è una donna nel pieno delle sue forze, ma è una persona che soffre.

Eluana non è un caso di scontro istituzionale, ma è una persona umana.

Eluana non è il pretesto per cambiare la Costituzione, ma è una persona umana.

Eluana non è l’oggetto di una prova di forza tra Chiesa e Stato, ma è una persona umana.

Eluana è una persona umana e come tale merita rispetto e discrezione.

Per chi crede, è un’occasione anche per pregare.
Per chi non crede, è un’occasione anche per riflettere.

Per tutti è un’occasione per praticare la pietà ed il silenzio.

Maurizio Marello


Consulta, Flick eletto nuovo presidente

14 Novembre 2008

La Corte come consuetudine ha nominato il giudice con maggiore anzianità
Fu scelto nel 2000 dall’allora capo di Stato Ciampi dopo essere stato ministro di Prodi

ROMA - E’ Giovanni Maria Flick il nuovo presidente della Corte Costituzionale. Succede a Franco Bile, il cui mandato è scaduto lo scorso 8 novembre. Ad eleggerlo sono stati, a scrutinio segreto, i quindici membri della Consulta. Sessantotto anni, nato a Ciriè (Torino), Flick è il trentaduesimo presidente della Corte Costituzionale e resterà in carica solo tre mesi, fino al 18 febbraio 2009, quando scadrà il suo mandato di giudice costituzionale. L’elezione è avvenuta a larga maggioranza, con 12 voti a favore e tre schede bianche.

Per la precisione sarà presidente per novantasei giorni, un giorno in più rispetto alla presidenza di Giuliano Vassalli e quasi il doppio rispetto a quella ‘lampo’ di Vincenzo Caianiello (45 giorni, un record). Quale suo primo atto da presidente, Giovanni Maria Flick ha nominato Francesco Amirante vicepresidente della Corte Costituzionale. Anche in questo caso è stato rispettato il criterio dell’anzianità: Amirante è infatti, dopo Flick, il giudice costituzionale con più anni di anzianità di carica.

Noto avvocato penalista ed ex ministro della Giustizia durante il primo governo Prodi dal 1996 al ‘98, Flick è stato nominato giudice costituzionale nel febbraio del 2000 dall’allora Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi. Da ricordare che durante il suo mandato da Guardasigilli Flick dovette risolvere la delicata questione legata alla posizione di Erich Priebke, il boia nazista delle Fosse Ardeatine assolto in primo grado dal Tribunale militare di Roma. Sentenza che provocò l’assedio del Palazzo di Giustizia da parte di un folla inferocita. Lasso di tempo che permise a Flick di emettere un provvedimento lampo per impedire tanto la scarcerazione di Priebke che la sua estradizione in Germania (dove era stato colpito da un nuovo mandato di cattura) in attesa del processo d’appello.

Salutando i giornalisti dopo la sua elezione, il nuovo presidente ha ricordato che la Consulta “ha un solo padrone: la Costituzione della Repubblica che nel 2008 abbiamo particolarmente celebrato per i suoi 60 anni”. A chi gli faceva notare la brevità del mandato che lo attende, Flick ha risposto che “l’elezione del giudice anziano, quale che sia il tempo residuo del mandato, è prassi largamente prevalente rispetto alla regola del triennio, posta dai Padri Costituenti sia pure senza derogare al termine di scadenza dall’ufficio di giudice”. “Non ho mai nascosto – ha poi aggiunto – di considerare saggia quella regola; essa tuttavia, per essere attuata, richiederebbe una riflessione, forse anche da parte del legislatore, sulla durata minima della carica e sulle funzioni presidenziali”.

da La Repubblica – 14.11.08