Si deve fare! E subito. Si parla di Piano regolatore generale da anni, tutti sono d’accordo sulla sua urgenza, ma ancora il documento preliminare è in bozza, nessuno ha chiari i contenuti e il confronto è mai approdato al Consiglio comunale. Giuseppe Rossetto ha ammesso di aver lasciato la sua poltrona con il rammarico di non aver portato a conclusione il lavoro avviato agli inizi del Duemila. Tanto che il neosindaco Maurizio Marello ne ha fatto uno dei refrain della campagna elettorale, dopo aver sostenuto per anni dai banchi dell’opposizione: «Così non va». E ora che la palla è passata proprio a lui?
A che punto siamo con il Piano regolatore?
(Lo chiediamo a Marello, naturalmente): «Ho avuto un incontro la scorsa settimana con Luigi e Alessandro Benevolo, i progettisti del Piano regolatore. Si è trattato del primo approccio, dopo lo stop deciso a marzo dall’Amministrazione Rossetto e la consegna al Comune delle bozze del progetto preliminare. Dal 2006, dopo la polemica sulle “torri” di San Cassiano, lo studio di Brescia ha apportato numerose modifiche e continuato a lavorare. Ma ora dobbiamo prendere in mano il progetto, valutarlo e portarlo in Consiglio».
Quando?
«Dopo il continuo slittamento degli anni passati, non vorrei indicare tempi di cui non posso essere certo. Il più presto possibile, nel limite dell’indispensabile confronto da mettere in atto. Mi auguro di approvare il preliminare in primavera».
Perché non lo si è fatto prima?
«È mancato il metodo di lavoro. Lo studio Benevolo aveva individuato alcune linee strategiche, in teoria condivise – la città policentrica, la perequazione, i servizi, l’infrastrutturazione –, sulle quali l’Amministrazione di Giuseppe Rossetto ha mai avuto il coraggio di assumere una posizione convinta. Si è operato per contro un continuo stillicidio di modifiche, senza strategia. Sono convinto che la mancanza di metodo sia stata una delle cause della mancata approvazione del Piano regolatore. I tecnici non sono stati messi in condizione di lavorare a causa della carenza di una chiara volontà e indicazione politica. Per questo il tempo è passato, senza risultati».
Che cosa farà lei?
«Penso a un metodo di lavoro chiaro, capace di fornire indicazioni precise: il dimensionamento, le modalità della crescita, le infrastrutture. Entro agosto la Giunta esaminerà il progetto preliminare esistente, formulerà orientamenti precisi e poi sarà la Commissione urbanistica a discuterne. Non occorre alcuna cabina di regia o altri nuovi organismi, magari carenti della rappresentanza democratica. Al Piano, oltre ai tecnici, devono lavorare l’Esecutivo, la Commissione urbanistica e il Consiglio comunale».
Quali indicazioni fornirà da sindaco?
«Il Piano regolatore deve rispondere agli interrogativi aperti sulle zone strategiche: San Cassiano, sinistra Tanaro, aree Miroglio in Vaccheria e lungo il Cherasca, centro storico, tanto per citarne alcune. Pur nel rispetto del principio del dialogo, l’Amministrazione comunale deve esprimere le proprie linee d’indirizzo».
Quali sono le sue?
«Dobbiamo disegnare lo sviluppo della città per i prossimi vent’anni, avendo la consapevolezza che occorre migliorare la qualità del vivere dei cittadini, dotare la città di quelle infrastrutture che mancano (strade, parcheggi, parchi, scuole, piste ciclopedonali, ecc.) e farlo con grande capacità di programmazione. Dobbiamo essere anche consapevoli che il territorio non è infinito, ma è un bene prezioso da tutelare e che il rispetto dell’ambiente è la responsabilità più grande che abbiamo di fronte alle future generazioni. Si tratta quindi di andare incontro alle esigenze abitative dei privati e alle esigenze delle nostre imprese, avendo cura di realizzare un tessuto urbanistico di valore. Abbiamo poi aree sensibili legate al paesaggio o alla tutela del patrimonio storico-artistico (vedi centro storico) sulle quali occorre essere molto attenti».
C’è ancora molto lavoro da fare?
«Sì. Il progetto va analizzato, forse migliorato. Abbiamo inoltre la necessità di coordinarlo con il Piano casa regionale. In questo senso va colta, come ho spesso ribadito in campagna elettorale, l’opportunità di guardare alla riqualificazione urbanistica di alcuni quartieri cresciuti molto negli anni Sessanta (Moretta, Piave, Europa)».
Quale destino vede per la Maddalena? È il cuore della città ed esiste già un progetto d’intervento.
«La destinazione del cortile è una partita aperta, tra polo culturale, fieristico, artigianale e commerciale, indirizzi che potrebbero anche integrarsi. Penso a una campagna di ascolto della cittadinanza e di raccolta di idee dei professionisti».
Ha sempre protestato, dall’opposizione, sulla mancanza d’informazione e dibattito sul Piano. Come pensa di muoversi?
«Organizzeremo un confronto con la cittadinanza per illustrare le strategie di fondo. La Commissione urbanistica è invece la sede istituzionale per il dibattito».
Si è molto discusso dei terreni della famiglia Rossetto a San Cassiano. Che ne pensa?
«È stato un “conflitto di interessi” che, a parer mio, non ha giovato all’approvazione del Piano. Credo occorra valutare le questioni della programmazione urbanistica in maniera oggettiva, ricercando la destinazione delle varie aree più consona e coerente con il progetto. Sono altresì consapevole dell’urgenza di andare incontro alle esigenze della città, bloccate dalla mancata approvazione del Piano regolatore – ho ricevuto numerose lagnanze da parte di aziende e cittadini –, definendo prima un sistema comune di regole a cui attenersi. È questo il punto».
Quanti abitanti deve avere Alba?
«Non è facile rispondere in questo momento. Il Piano regolatore vigente si riferisce a 35 mila abitanti. Occorre avere un’idea precisa di dove si vuole andare, tenendo conto del fatto che negli ultimi anni si è costruito molto ed esistono numerosi alloggi sfitti, sebbene manchi un piano per l’edilizia a prezzi accessibili: troppe famiglie non sono riuscite ad acquistare un casa in questi anni».
(da Gazzetta d’Alba del 4 agosto 2009)